MELOTTI Fermo

n. 24 novembre 1912  a Modena. Partigiano combattente.

Appartenente a numerosa famiglia di modesti lavoratori, frequentate le scuole elementari fu avviato al lavoro come apprendista meccanico. Assolse gli obblighi di leva dal settembre 1933 all’agosto 1934 nel 9° reggimento artiglieria pesante. Congedato, riprese il lavoro come idraulico in un primo tempo e in seguito come tornitore in uno stabilimento metallurgico per la produzione bellica. Richiamato tre volte per brevi periodi, nel luglio 1940 venne esonerato dal servizio militare  come mobilitato civile. Alla dichiarazione dell’armistizio abbandonò l’officina ,e si diede all’organizzazione di formazioni partigiane in pianura prima e poi sull’Appennino Modenese, formazioni che dettero vita alle Divisioni garibaldine Modena Pianura e Modena Montagna. La sua figura di combattente e protagonista delle più ardite imprese è messa in risalto in una pubblicazione sull’attività bellica delle due Divisioni. Noto nel Corpo Volontari della Libertà dell’Emilia e Romagna col nome di battaglia Uragano, raggiunse la qualifica gerarchica di capitano. Mutilato di guerra e modesto lavoratore, è deceduto a Modena il 13 giugno 1964.

Promotore ed animatore della lotta partigiana, superba figura di combattente, compiva epiche gesta di sovrumano valore. Allo scopo di alleggerire la pressione nemica su alcune formazioni partigiane che stavano per essere sopraffatte, attuava, fra le altre, un’ardita azione rimanendo gravemente ferito in più parti del corpo e mutilato di una mano. Catturato e brutalmente martoriato, non una parola uscì dalle sue labbra. Dopo essersi assunto la responsabilità di un grave attentato, temendo che nel delirio potesse svelare notizie compromettenti il movimento partigiano, tentava due volte sopprimersi. Il nemico, ammirato da tanta fierezza e da tanto eroismo, dopo essere ricorso invano alle più allettanti lusinghe, lo condannava a morte. Rifiutava altre promesse e sopportava nuove torture che lo trovarono ancora più temprato nel dolore e nel martirio e che lumeggiarono la sua eccezionale forza d’animo. Al sopraggiungere dei suoi gappisti che venivano per liberarlo, scardinava con forza erculea la porta della cella e, sebbene nuovamente ferito nel fuggire, dopo aver fatto cenno ai compagni di lasciarlo e mettersi in salvo, riconquistava la libertà e ripigliava con maggiore entusiasmo la lotta inchiodando da solo, in una azione di somma audacia con il lancio di quattro bombe a mano, un carro armato che stava per annientare una formazione partigiana. Eseguiva instancabile numerosi altri fatti darme raccogliendo intorno a sé gli audaci fra gli audaci, attratti dalla sua aureola di eroe leggendario e infliggendo al nemico, smisuratamente superiore di numero e di mezzi, gravissime perdite. Ricevuto ordine di passare nella zona già liberata, a causa delle ferite riportate e del logoramento fisico, rifiutava decisamente. Nella battaglia finale per la liberazione della provincia di Modena, in una notte di duri e sanguinosi combattimenti, travolgeva, nel settore di Prignano, alla testa del suo reparto le fortissime linee germaniche ed entrava vittorioso a Sassuolo, liberandola. Esempio di eroismo leggendario, di sublime spirito di sacrificio e di assoluia dedizione alla causa della libertà. Zona di Modena, settembre 1943aprile 1945.


Gruppo Medaglie d’Oro al Valore Militare, Le Medaglie d’oro al Valore Militare, volume secondo (1942-1959), [Tipografia Regionale], Roma, 1965, p. 702.

 

 

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