MENEGHINI Vittorio

meneghini-vittorio139nasce l’11 giugno 1900 a Foligno (Perugia) (https://it.wikipedia.org/wiki/Vittorio_Meneghini). Capitano di fregata s.p.e. M.M. (servizio permanente efettivo Marina Militare).

Uscito guardiamarina dall’Accademia Navale di Livorno nel 1921, due anni dopo era promosso sottotenente di vascello; nel 1926 tenente di vascello e nel 1935 capitano di corvetta. Mobilitato in quell’anno per esigenze di carattere eccezionale, partecipò alla campagna etiopica imbarcato sul sommergibile H1 e sulla San Giorgio. Fu poi a Monfalcone capo ufficio allestimento sommergibili ed a La Spezia al Comando Superiore. Promosso capitano di fregata nel gennaio 1940, prese imbarco prima sul sommergibile Foca e poi sul Micca, distinguendosi al comando di quest’ultimo, in una difficile, rischiosa azione di minamento delle acque antistanti la base navale di Alessandria, portato felicemente a termine nonostante la violenta reazione nemica. Il 25 febbraio 1943 assumeva il comando del cacciatorpediniere Euro nella base navale di Lero. Dopo l’armistizio, allo scopo di sottrarre la sua nave alle ininterrotte incursioni aeree tedesche, la trasferì nella baia di Pasteni, dove scoperta dalla ricognizione aerea nemica veniva colpita ed affondata in seguito ad improvviso bombardamento.

Altre decorazioni: M.A. (Medaglia d’Argento) (Mediterraneo Orientale, giugno 1940).

Ufficiale superiore, comandante in guerra di sommergibile, secondo di incrociatore, e finalmente comandante di cacciatorpediniere, affondata la propria unità assumeva volontariamente il comando di zona della difesa costiera di piazzaforte marittima d’oltremare violentemente attaccata da forze aeree, navali e terrestri, dopo avere dato ripetute prove di bravura e valore. Nel lungo assedio subito, controbatteva molto efficacemente la soverchiante offesa aerea, prima da bordo e successivamente con le batterie della zona affidatagli e rinforzata con i naufraghi del suo equipaggio e le armi recuperate dal cacciatorpediniere. Quando già l’intera piazzaforte era caduta, resisteva ancora nella sua zona e cessava il fuoco solo dopo aver avuto conferma dell’ordine generale che rendeva ogni ulteriore lotta inutile spargimento di sangue. Caduto in mano ad un nemico ingeneroso e feroce, suggellava con il sangue una vita tutta dedita all’adempimento del dovere e riconfermava in tal modo sublime i diritti della Patria su quelle terre lontane così strenuamente contese al tedesco invasore. Esempio alle future generazioni marinare di alte virtù militari e di comando. Lero, 8 settembre – 17 novembre 1943.


Gruppo Medaglie d’Oro al Valore Militare, Le Medaglie d’oro al Valore Militare, volume secondo (1942-1959), [Tipografia Regionale], Roma, 1965, p. 353.