VICENTINI Eugenio

n. 1909 Brescia. Partigiano combattente.

Arruolatosi volontario allievo sergente in Aeronautica nell’agosto 1927 conseguì presso la Scuola di Cameri il brevetto di pilota militare. Congedato nel 1933 col grado di sergente, fu assunto da società aeree civili come pilota, collaudatore ed istruttore di pilotaggio. Partecipò alla campagna etiopica nel 1935-1936 come pilota di linea. Dal giugno 1940, partecipò alla seconda guerra mondiale in A.S. (Africa Settentrionale) nei Balcani. Dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943, combattè alla difesa di Roma contro i tedeschi e fu ferito. Attraversò le linee e prese parte alla guerra di liberazione rientrando clandestinamente nella Capitale nel novembre successivo con compiti di collegamento coi comandi alleati. Dopo la liberazione di Roma, venne paracadutato sull’Appennino Emiliano continuando nella sua rischiosa opera di collegamento. Partecipò inoltre a undici fatti d’arme distinguendosi in particolar modo il 4 dicembre 1944 al comando di una formazione partigiana allorché riuscì a rompere l’accerchiamento nemico col sacrificio di gran parte dei suoi uomini. Ferito egli stesso in più parti del corpo e al braccio sinistro, fu catturato, ma evase 24 ore dopo e dovè subire l’amputazione dell’avambraccio. Appena convalescente riprese il suo posto di combattimento. Risiede a Roma.

Dopo l’armistizio, non soggetto ad obblighi militari, si prodigava generosamente nella resistenza combattendo in Roma a Porta San Paolo ed alla piazza dell’Esedra e rimanendo ferito. Dedicatosi a missioni informative traversava, poi, per due volte, la linea del fronte, stabilendo collegamento radio e rendendo alla Causa servizi vivamente apprezzati. Dopo la liberazione della Capitale, frequentato un corso di addestramento, veniva paracadutato in territorio occupato dal nemico ed organizzava una efficiente rete informativa nell’Emilia e nella Lombardia. In dura situazione di guerra, premuti i partigiani da preponderanti forze, impugnava le armi e guidava un’ardita spedizione che, caduta in imboscata, veniva pressocché annientata dai tedeschi. Con una mano sfracellata era fatto prigioniero e tuttavia riusciva arditamente ad evadere. Mutilato e sofferente affrontava con fiero animo gravi traversie e riprendeva con piena efficienza la sua, tanto redditizia, opera di informatore. Zone di Roma e di Piacenza, settembre 1943aprile 1945.


Gruppo Medaglie d’Oro al Valore Militare, Le Medaglie d’oro al Valore Militare, volume secondo (1942-1959), [Tipografia Regionale], Roma, 1965, p. 708.

 

 

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