VASCHI Luigi

n. 1899 Borgoforte (Mantova). Maresciallo 1^ classe Arma Aeronautica, pilota.

Non ancora diciannovenne otteneva nel 1918 di passare dal 65° reggimento fanteria mobilitato all’Aviazione Militare ed ottenuto il brevetto di pilota partecipava alla prima guerra mondiale in una squadriglia da bombardamento. Nel 1923, col grado di sergente, veniva inviato in Cirenaica ove, per altri due anni, si distingueva nelle operazioni di grande polizia coloniale raggiungendo il grado di sergente maggiore e meritandosi due encomi solenni. Dopo un breve periodo di rimpatrio, ritornava, nel 1928, in Colonia assegnato all’Aviazione della Tripolitania coi grado di maresciallo meritandosi anche altri due encomi solenni. Rimpatriato nel 1932, si specializzava nel pilotaggio di apparecchi da caccia presso il campo di Mirafiori e nel gennaio 1935 partiva fra i primi per l’Eritrea con la 106^ squadriglia. Un anno dopo l’eroico episodio di Selaclacà la sua salma e quella del maresciallo Avallena vennero ritrovate e sepolte nel cimitero di Mai Edagà.

Altre decorazioni: Medaglia Argento (Cielo della Sirtica, maggio- novembre 1928); Medaglia Bronzo (Cielo di Maraua, 10 maggio 1924); Medaglia Bronzo (Cielo del Fezzan, gennaio- febbraio 1930); Croce di guerra al Valor Militare (Cielo Sud Bengasino, Suani el Bedin, Agedabia, 6 marzo – 21 aprile 1923).

Pilota di monoposto da caccia, in azione di mitragliamento del nemico in fuga, atterrava volontariamente presso un aereo della propria squadriglia, abbattuto dalla fucileria in località percorsa dall’avversario, nell’intento di prendere a bordo il pilota incolume e sottrarlo alle gravi conseguenze della cattura. Impossibilitato a ripartire per le avarie subite nell’atterraggio, tentava, insieme al camerata, di raggiungere la zona occupata dalle nostre truppe. Per tre giorni riusciva ad aprirsi eroicamente la via del ritorno, eludendo le ricerche di giorno e combattendo di notte, finché premuto e circondato da ogni parte cadeva con il proprio camerata dopo strenua difesa contro il nemico numeroso e bene armato, irritato ed ammirato insieme dalla manifestazione di tanto eroismo. Esempio di insuperabile dedizione al più elevato e nobile senso di cameratismo. Selaclacà, Beles, 25- 28 dicembre 1935.


Gruppo Medaglie d’Oro al Valore Militare, Le Medaglie d’oro al Valore Militare, volume primo (1929-1941), [Tipografia Regionale], Roma, 1965, p. 137.

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