ANNONI Alessandro

n. 1899 Mondovì (Cuneo). Maggiore s.p.e.(servizio permanente effettivo), 1° reggimento alpini.

Conseguita la maturità classica nel Collegio Militare di Roma, fu inviato appena diciottenne al 5° reggimento alpini dove conseguì la nomina a sottotenente effettivo nel 1918. Distintosi nell’ultimo anno di guerra nella compagnia d’assalto del 2° gruppo alpini e promosso tenente fu per un anno in Albania, nel 1919, col battaglione Dronero. Rimpatriato e trasferito a domanda nel R.C.T.C. (Regio Corpo Truppe Coloniali) della Cirenaica, prese parte per oltre tre anni alle operazioni di polizia coloniale col XIX battaglione libico. Rientrato al 5° alpini nel 1925, sempre a domanda, fu trasferito in Somalia dove rimase fino alla promozione a capitano. Rientrato in Patria nel 1931, frequentò con successo il corso di osservazione aerea a Grottaglie, dopo di che, prestò servizio a periodi alternati in reparti dell’ Aeronautica. Ritornò poi in Somalia nel 1935 dove al comando di un sottogruppo di bande Dubat ottenne la promozione a maggiore per meriti eccezionali. Nel 1939, dopo un periodo trascorso presso il C. d’A. (Corpo d’Armata) celere per il servizio di aerocooperazione, fu trasferito al 1° reggimento alpini e nel giugno 1940 entrava in guerra col battaglione Val Ellero sul fronte occidentale. In novembre assumeva il comando del battaglione Mondovì e il 15 dicembre sbarcava a Durazzo. Dopo la morte fu promosso tenente colonnello.

Altre decorazioni: M.A. (Medaglia Argento) (A.O. (Africa Orientale), 1938);M.B. (Medaglia Bronzo) (Trentino, 1918); M.B. (A.O., 1937);· M.B. (A.O., 1938); M.B. (Albania, 1940); Cr. g. al V.M. (Croce di guerra al Valore Militare) (Monte Cevedale, 1918).

Combattente di leggendario valore, soldato per tradizione e per temperamento, insuperabile comandante di battaglione alpino, in quattro mesi di dura guerra faceva delle sue compagnie un solido strumento bellico. Durante un’azione offensiva conduceva animosamente il suo battaglione oltre il confine; contrattaccato per l’alto, intuiva subito l’audace mossa nemica e la neutralizzava con efficace intervento. Mentre animava con l’esempio e la parola i suoi alpini, cadeva colpito a morte. Negli ultimi istanti dell’agonia, sempre pensando alle sue responsabilità di comandante, di cui aveva fatto un apostolato, indicava ancora con la mano i movimenti da compiere, mentre le ultime fiere parole d’incitamento si spegnevano sul suo labbro. Maqellara Dehar (Fronte greco), 9 – 11 aprile 1941.


Gruppo Medaglie d’Oro al Valore Militare, Le Medaglie d’oro al Valore Militare, volume primo (1929-1941), [Tipografia Regionale], Roma, 1965, p. 647.

 

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