DI BELLA Francesco Aurelio

n. 1914 Roccalumera (Messina). Capitano complemento A.A.r.n.(Arma Aeronautica ruolo naviganti), pilota.

Dopo aver conseguita la maturità classica nel Liceo Maurolico di Messina si arruolò volontario in Aeronautica. Conseguì il primo brevetto su CA 100  idro (idrovolanti) nell’agosto 1936 e trasferito alla Scuola Centrale di Pilotaggio Idro di Portorose ottenne il brevetto di pilota militare nel marzo 1937 e le spalline di ufficiale. Dal novembre dello stesso anno partecipò alla guerra di Spagna nell’aviazione legionaria e rientrò definitivamente nel settembre 1939 assegnato al 10° stormo BT. (Bombardamento Terrestre). All’inizio della seconda guerra mondiale prestava servizio al 46° stormo BT. e col 104° gruppo cominciava la sua attività bellica sul cielo del Mediterraneo. Promosso tenente nel dicembre 1940 e destinato al Comando Aeronautica dell’Albania combattè nei cieli della Grecia. Ottenuto a domanda il trasferimento nella specialità aerosiluranti nel maggio 1941 dopo aver partecipato ad un corso di addestramento presso il 2° nucleo fu assegnato nel luglio successivo alla 283^ squadriglia A.S. (Africa Settentrionale) con la quale prese parte alla battaglia aeronavale di La Galite del 23 luglio per cui fu citato nel bollettino di guerra. Partecipò a combattimenti nei cieli del Mediterraneo e della Libia nel settembre e dicembre 1941; alla battaglia aeronavale della Sirte nel marzo 1942, alla successiva battaglia di Ferragosto e fu impegnato più volte a contrastare lo sbarco anglo-americano in Algeria nel novembre 1942. Fu promosso capitano nel febbraio 1943, con anzianità novembre 1942. Si trovava ricoverato in ospedale allorché gli anglo-americani nel luglio 1943 sbarcarono in Sicilia. Volle rientrare al reparto incurante delle menomate condizioni di salute e dopo ripetuti combattimenti compì il 17 luglio la sua maggiore azione di guerra. Dal 20 luglio 1944 fu collocato in congedo. Laureato in ingegneria nel Politecnico di Friburgo, 1941-1942, fu eletto deputato per la circoscrizione della Sicilia occidentale nella II legislatura della Repubblica. Decorato della Medaglia militare e di altre decorazioni dal Governo spagnolo. Risiede a Roma.

Altre decorazioni: M.A. (Medaglia Argento) (Cielo del Mediterraneo e della Grecia, giugno-dicembre 1940); M.A. sul campo (Cielo del Mediterraneo Occidentale, luglio 1941); M.A. sul campo (Cielo del Mediterraneo e della Libia, settembre-dicembre 1941); M.A. sul campo (Cielo Mediterraneo Centrale, marzo 1942); M.A. sul campo (Cielo del Mediterraneo, agosto 1942); M.A. sul campo (Cielo del Mediterraneo, novembre 1942); Cr.g. al V.M. (Croce di guerra al Valore Militare) (Cielo di Spagna, novembre 1937-marzo 1939); capitano per meriti di guerra (novembre 1942).

Ufficiale pilota aerosilurante, combattente di più guerre e su vari fronti, più volte decorato al valor militare, sempre primo ad affrontare le missioni di volo più pericolose sia di giorno che di notte. Affetto da malattia contratta in servizio, ancora convalescente chiedeva ed otteneva di rientrare al reparto per scagliare la sua micidiale arma contro il nemico che invadeva il sacro suolo della Patria. Nel breve giro di sette giorni effettuava 5 siluramenti danneggiando ed affondando unità nemiche per complessive 54 mila tonnellate. Mitragliato in partenza notturna dalla caccia nemica, col velivolo colpito in più parti, si dirigeva alla ricerca del nemico e raggiuntolo, sotto le vampate della violenta difesa contraerea che fortemente menomava l’efficienza del velivolo, attaccava, silurava ed affondava una grossa unità da carico. Con le fiamme a bordo subiva un nuovo attacco dalla caccia nemica che toglieva al velivolo l’ultima possibilità di volo. Con abile manovra, calma e perizia, effettuava un riuscito ammaraggio alla luce lunare, portando in salvo l’intero equipaggio. Degno continuatore dell’esempio dei più puri eroi dell’aria. Cielo di Sicilia, 17 luglio 1943.


Gruppo Medaglie d’Oro al Valore Militare, Le Medaglie d’oro al Valore Militare, volume secondo (1942-1959), [Tipografia Regionale], Roma, 1965, p. 258.

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