CABRINI Angelo

n. 14 febbraio cabrini-angelo0361917 Pavia. Sottotenente di vascello in s.p.e. (servizio permanente effettivo).

Conseguita la licenza di maturità classica nel Liceo U. Foscolo nel 1936 ed ammesso all’Accademia Navale di Livorno al corso per allievi ufficiali di vascello nel settembre stesso anno, fu nominato guardiamarina in s.p.e. nel febbraio 1940 mentr’era imbarcato sull’incrociatore Duca degli Abruzzi. All’inizio della seconda guerra mondiale si trovava già assegnato alla flotto M.A.S. (Motoscafo Armato Silurante) di La Spezia, ove ebbe la promozione a sottotenente di vascello nel settembre 1940. Compì l’audace impresa del forzamento della baia di Suda agli ordini del tenente di vascello Faggioni. Lanciatosi col suo M.T. (motoscafo turismo) in coppia con quello del capo motorista Tedeschi contro l’incrociatore York all’ ormeggio, lo affondava. Rientrato dalla prigionia di guerra nel marzo 1945 e promosso tenente di vascello con anzianità retrodatata al luglio 1942, fu assegnato al gruppo mezzi d’assalto; al comando di dragamine partecipò successivamente al dragaggio di campi minati nelle acque di Monfalcone e di Grado. Imbarcato sulla Montecuccoli e sulla Vespucci come aiutante di Bandiera negli anni 1951 e 1952; nel novembre del 1952 passò all’Accademia di Livorno dopo la promozione a capitano di fregata. Nel 1956 venne destinato allo Stato Maggiore della Marina e nel 1960 al comando di una squadriglia di corvette della Scuola Comando Navale. Nel 1961 fu nominato addetto navale presso l’Ambasciata d’Italia a Madrid e nello stesso anno venne promosso capito di vascello.

Coraggioso e tenace operatore di mezzi d’assalto di superficie, con altri valorosi già compagni dei rischi e delle fatiche di un durissimo addestramento, dopo una difficile navigazione forzava una ben munita base navale avversaria superando un triplice ordine di ostruzioni. Nella rada violata, quando già era imminente l’alba, con freddezza pari al coraggio, attendeva, riùnito ai compagni, che il comandante della spedizione procedesse al riconoscimento ravvicinato degli obiettivi e li assegnasse all’audacia dei suoi uomini. Una volta ottenuto il via, si lanciava con saldo animo all’assalto contro un incrociatore pesante nemico affondandolo con l’azione concomitante di un altro assalitore e coronando del successo, con l’alto spirito aggressivo, la concezione teoricamente perfetta dell’impresa. Degno in tutto delle più pure tradizioni di eroismo della Marina italiana. Suda, 26 marzo 1941.


Gruppo Medaglie d’Oro al Valore Militare, Le Medaglie d’oro al Valore Militare, volume primo (1929-1941), [Tipografia Regionale], Roma, 1965, p. 613.

 

 

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