PERSICHELLI Sila

n. 1890 Montereale (L’Aquila). Colonnello riserva fanteria, IV battaglione coloniale Toselli, 2^ Brigata coloniale.

Volontario nel 50 fanteria, dopo avere partecipato alla guerra italo-turca col grado di sergente maggiore, fu trasferito al 20 reggimento granatieri nel gennaio 1915 col quale entrò in guerra nel maggio successivo. Conseguita la promozione a sottotenente effettivo nel novembre dello stesso anno, passò al 1° granatieri. Terminata la guerra col grado di capitano, fu legionario a Fiume e nel 1926 partì per la Somalia dove ottenne un encomio quale comandante della 3^ compagnia del reggimento Benadir. Rientrato dopo tre anni al 2° granatieri, prestò poi servizio presso il Comando della Divisione di Roma finché nel novembre 1935, a domanda, fece ritorno in A.O. (Africa Orientale). Destinato all’VIII gr. battaglione della 2^ Divisione indigeni, si distinse nella conquista e nella pacificazione dell’Impero. La dichiarazione di guerra nel giugno 1940 lo trovò comandante del gruppo bande dell’Altopiano col grado di tenente colonnello ed assunto col grado di colonnello anche il comando del battaglione Toselli si segnalò nell’opica difesa di Cheren. Caduta Cheren nel marzo 1941, si rifugiò ferito ed ammalato nell’ospedale di Massaua dove cadde in mano nemica. Rimpatriato per inabilità, fu collocato in congedo assoluto ed iscritto nel R.O. (Ruolo d’Onore) dal 1° aprile 1943. Stabilitosi a Roma, raggiunse il grado di generale di Corpo d’Armata nel 1960 e il 21 luglio 1961 decedeva in una clinica ad Arco di Trento.

Altre decorazioni: M.A. (Medaglia Argento) (Romans -Piave, 1917); M.A. (Caposile, 1917); M.B. (Medaglia Bronzo) (Monfalcone, 1915); M.B. (Piave Nuovo, 1918); M.A. (A.O., ottobre -dicembre 1936); Cr.g. al V.M. (Croce di guerra al Valore Militare) (Amba Aradam, febbraio 1936); O.M.S. (Ordine Militare Savoia) (Alto Scioa, marzo-novembre: 1938); maggiore per m.g. (meriti di guerra) (Lago Ascianghi, aprile 1936); colonnello per m.g. (A.O., aprile – settembre 1940).

Ufficiale superiore di altissime virtù militari, dette nell’eroica e lunga difesa di Cheren le più illuminate prove di singolare capacità di comando, della sua intrepidezza, del suo alto valore personale, del suo elevatissimo sentimento del dovere. In aspri combattimenti su posizioni fortemente contestate dall’ avversario fu l’anima delle azioni eroiche della sua unità, e riuscì, dopo molte ore di tenaci e persistenti corpo a corpo, a vincere la resistenza di forze nemiche decisamente superiori di mezzi e di numero e a ricacciarle dalle posizioni raggiunte. Minorato fisicamente per gravi ferite riportate in successivi cruenti azioni e in condizioni ambientali difficilissime, non volle mai cedere il suo comando, e sorretto a braccia dai suoi dipendenti, si tenne sempre, negli attacchi e violenti contrattacchi alla testa della sua unità, entusiasmando con il suo indomito valore e con l’esempio di saldo spirito e abnegazione tutti i suoi dipendenti sì da moltiplicarne le virtù guerriere cavallerescamente riconosciute ed esaltate dallo stesso avversario. Cheren (Eritrea), febbraio marzo 1941.


Gruppo Medaglie d’Oro al Valore Militare, Le Medaglie d’oro al Valore Militare, volume primo (1929-1941), [Tipografia Regionale], Roma, 1965, p. 628.

 

 

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