TELLERA Giuseppe

n. 1882 Bologna. Generale di C. d’A. (Cordpo d’Armata), comandante la 10^ Armata.

Uscito sottotenente nel 1902 dalla Scuola Militare di Modena e destinato al 24° reggimento fanteria, fu promosso tenente nel 1905 e frequentato il corso della Scuola di guerra (1909-12) fu promosso capitano a scelta. Compì l’esperimento pratico di S.M. (Stato Maggiore) al Comando Divisione di Chieti. Entrato in guerra nel giugno 1915, si distinse nelle prime battaglie dell’Isonzo e nel Trentino. Maggiore nel luglio 1916 ed inviato in Albania fu capo di S.M. della Brigata Tanaro e poi del Comando Truppe Albania Meridionale. Tenente colonnello nel luglio 1917 rimpatriò nell’anno successivo e di nuovo sul fronte alpino fu sottocapo di S.M. del IV C. d’A. Con la promozione a colonnello, capo di S.M. della 22° Divisione, si segnalò sul Grappa durante la battaglia di Vittorio Veneto. Nel 1925 assumeva il Comando del 78° fanteria a Bergamo per ritornare nello S.M. nel 1928 presso il Comando designato di Armata di Firenze. Fu poi capo ufficio operazioni allo S.M. Centrale dal 1929 al 1932 per assumere in quell’anno il comando delle Scuole Centrali Militari dove ottenne la promozione a generale di Brigata. Dopo aver retto come incaricato il Comando della Divisione  Isonzo a Gorizia dal 1935, nei primi mesi del 1937, già divisionario, partì per la Tripolitania per assumere il Comando della Divisione Sabratha di nuova cosùtuzione. Dal 1° gennaio 1939 fu promosso generale di C. d’A. e destinato come capo di S.M. al Comando Superiore FF.AA. A.S. (Forze Armate Africa Settentrionale).  Lasciò l’incarico il 22 dicembre 1940 per assumere il Comando della 10^ Armata. Raccolto ferito il 6 febbraio 1941, fu portato prima a Soluch e poi a Bengasi dove morì il giorno seguente.

Altre decorazioni: M.A. 8Medaglia Argento) (Vermegliano, Selz, Monfalcone, giugno 1915- marzo 1916); M.B. (Medaglia Bronzo) (Monte Grappa, 23-29 ottobre 1918).

Capo di S.M. del Comando Superiore Forze Armate Africa Settentrionale, fu organizzatore fattivo e previdente, specie nel periodo che condusse le nostre armi alla vittoria di Sidi El Barrani. Assunto, in una situazione particolarmente critica, il comando di un’armata, conservava durante il forzato ripiegamento dal Gebel Cirenaica, la calma più serena, dando luminose prove di alta capacità di comando e di eminente valore personale. Nella battaglia del Sud Bengasino, quando il nemico aveva già resa impossibile la ritirata delle nostre truppe su Agedabia, arrestava – in due giorni di asprissima lotta l’irruenza dell’avversario e gli infliggeva gravissime perdite, obbligandolo ad esistere dalla sua spinta nella Sirtica. Riunite le truppe superstiti in estrema difesa in una località particolarmente importante, tentava ripetutamente, con grave rischio personale, di raccogliere gli ultimi mezzi per aprirsi un varco e rompere l’accerchiamento nemico. In tale supremo ed eroico tentativo, cadeva gloriosamente sul campo, degnamente suggellando una vita d’intera dedizione alla Patria. Sidi El Barrani (A .S.), settembre 1940 Agedabia, 6 febbraio 1941 .


Gruppo Medaglie d’Oro al Valore Militare, Le Medaglie d’oro al Valore Militare, volume primo (1929-1941), [Tipografia Regionale], Roma, 1965, p. 564.

 

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