UGOLINI Augusto,

n. 1887 Padova. Colonnello fanteria, comandante truppe Amara.

Terminate a Brescia le scuole medie e trasferitosi a Torino, conseguì in quella Università la laurea in scienze economiche e commerciali. Arruolatosi allievo ufficiale di complemento nel gennaio 1908 fu nominato sottotenente d’amministrazione nell’aprile 1909. Richiamato in servizio ed ottenuto il trasferimento in Libia nel luglio 1912 fu colà destinato al 63° fanteria operante nel territorio bengasino. Promosso tenente nell’ottobre 1915 chiese ed ottenne di rimpatriare per partecipare alla prima guerra mondiale sul fronte metropolitano. Appreso che il fratello Bruno, eroico combattente nel reggimento Lupi di Toscana, più volte decorato al valore era caduto a S. Giovanni di Duino, volle rimpiazzarlo e chiese il passaggio dal Corpo di commissariato all’Arma di fanteria. Superato il relativo corso alla Scuola di Modena, ottenne la destinazione nel reggimento del perduto fratello: il 77° fanteria, col quale prese parte alle ultime fasi della guerra 15-18. Nel gennaio 1919 venne destinato in Libia, prendendo parte col 1° reggimento coloniale, poi col 265° reggimento fanteria alle operazioni di grande polizia coloniale nel Bengasino ed in Tripolitania. Nel novembre 1919, dopo aver disimpegnato una missione nel Mediterraneo Orientale rientrò in Italia, prestò servizio reggimentale e si segnalò come studioso di questioni militari e collaboratore della Rivista della Fanteria. Promosso maggiore nel 1930, frequentò il corso di studi coloniali conseguendo il diploma di cultura coloniale e, dopo altro periodo reggimentale quale comandante di battaglione, ottenne nel 1935 di essere destinato in Eritrea. Al comando dell’XI battaglione eritreo, da lui formato, partecipò all’occupazione dell’Etiopia e, sino al dicembre 1938, alle operazioni di pacificazione del territorio, compito che proseguì, da tenente colonnello, al comando del gruppo bande del Goggiam, successivamente, del gruppo battaglioni, poi rinforzato e trasformato in Brigata. Ugolini, con la quale, nella seconda guerra mondiale, operò sulle provenienze dal Sudan, nonché per il ripiegamento dei presidi nel ridotto Amara. Con detta Brigata rinforzata, in un secondo tempo, dal I battaglione mobilitato CC. (Carabinieri), in aggiunta al 240° e 14° battaglione CC.NN. (Camicie Nere) d’Africa, 67° battaglione coloniale, tre batterie ed altri reparti nazionali e coloniali, ebbe l’ordine di occupare lo sbarramento montagnoso dal Lago Tana al massiccio del Denghel, rendendosi colà artefice della leggendaria difesa del passo di Culqualber. Tre volte citato nei bollettini di guerra, tenne a bada il soverchiante avversario dal maggio all’ottobre del 1941 con puntate offensive di sorpresa, causandogli ingenti perdite e catturandogli ricco bottino. Successivamente con strenui contrassalti ricacciava il nemico il quale – deciso a debellare ad ogni costo quel baluardo, che aveva rifiutato l’onore delle armi ripetutamente offertogli in cambio della resa – reiterò giorno e notte massicci attacchi aereo terrestri sorretti dal fuoco di potenti artiglierie e da mezzi corazzati; finché la sera del 21 novembre potè irrompere da varchi presidiati soltanto da Caduti, travolgendo compiutamente il non arresosi caposaldo. Il generale Gems, comandante del settore offensivo da nord, volle che al comandante, il quale in combattimento si era rifiutato di consegnare la pistola, non gli fosse tolta, autorizzandolo a portarla anche in prigionia: esempio di cavalleria fra avversari! Restituito in Patria nel novembre 1945 e collocato nella riserva nel 1948, ottenne le successive promozioni nel R.O. (Ruolo d’Onore) a generale di Brigata nel 1950 e di Divisione nel 1958. Presidente Nazionale della Federazione Nazionale Combattenti Profughi e Italiani d’Africa (FeNCPIA). Risiede a Roma.

Altre decorazioni: M.B. (Medaglia Bronzo) (Af Gagà, 1935); M.A. (Medaglia Argento) (Bicenà, 1938); M.A. (Sekalà, 1938); M.B. (Piccolo Abbai – Mescentì, 1941); cavaliere O.M.I. (Ordine Militare d’Italia) (CulqualberFercaber, maggio-settembre 1941).

Ufficiale superiore di singolare perizia e di insuperabile rendimento, apostolo d’italianità, grandeggiava di superbo valore in numerose azioni di guerra. Durante due mesi di stretto assedio, susseguito a lungo periodo di aspri combattimenti con le truppe stremate dagli stenti, dalle privazioni e dalle perdite teneva testa a forze preponderanti, debellandole ripetutamente con azioni di audace aggressività, che gli meritarono degna esaltazione su tre bollettini di guerra. Esempio costante di grande eroismo, seppe mantenere le sue truppe ad un altissimo livello morale che le rese capaci della più strenua resistenza. Respinte fieramente ripetute offerte di resa preferiva la lotta cruenta per il prestigio e l’onore delle nostre armi; caduti da prodi i tre comandanti di battaglione, sommerse le sue truppe da schiaccianti forze, colpito gravemente da numerose schegge di bomba, rimaneva imperterrito al suo posto di dovere e continuava a combattere con estrema risolutezza. Sopraffatto, rifiutava di consegnare la pistola e persisteva in epica lotta fino all’esaurimento di ogni mezzo di offesa. Eccelso esempio di comandante capace e valoroso, esaltato anche dallo stesso cavalleresco avversario. Africa Orientale, ottobre novembre 1941.


Gruppo Medaglie d’Oro al Valore Militare, Le Medaglie d’oro al Valore Militare, volume primo (1929-1941), [Tipografia Regionale], Roma, 1965, p. 747.

 

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