BLUNDO Francesco

BLUNDO FRANCESCO061di Raffaele e di Maria Pitò, nacque a Napoli il 17 giugno 1894 e , morì combattendo ad Alambrezi (Albania) il 23 agosto 1918.
Laureatosi ventenne in giurisprudenza nell’Ateneo napoletano ed iniziato l’esercizio della professione forense, fu chiamato alle armi per mobilitazione nel giugno 1915, un mese dopo la dichiarazione di guerra all’Austria. Arruolato nel 65° reggimento fanteria ed inviato alla Scuola Militare di Modena per frequentarvi un corso per allievi ufficiali di complemento, nel settembre dello stesso anno venne nominato sottotenente ed assegnato al 15° reggimento fanteria della brigata Savona, che raggiunse in zona di operazioni nell’ottobre, partecipando alla terza battaglia dell’Isonzo. Nel novembre 1915 seguì il reggimento trasferito in Albania e, sbarcato a Valona, il 19 dicembre raggiunse Durazzo dove sostenne, nel febbraio 1916, l’attacco austro – bulgaro nelle posizioni di Sasso Bianco. Trasferitosi col reggimento a Valona e promosso tenente nell’agosto, prese parte alle azioni di pattugliamento sulla sinistra della Vojussa, verso Ambari e Kalem, sorprendendo posti avanzati nemici e facendo prigionieri. Giovane ufficiale di elette virtù militari, ardimentoso ed audace, assertore instancabile del dovere, nell’aprile 1918 fu promosso capitano per meriti eccezionali ed al comando della 1^ compagnia del I battaglione si distinse nei combattimenti alla testa di ponte della Vojussa. Passato il fiume il 2 luglio, tra Romzi e Molai, proseguì nella notte l’avanzata sulla Malakastra, occupò la q. 600 ed inseguì il nemico in ritirata oltre il fiume Janizza. All’alba del 22 agosto, quando il nemico ritornò con forze preponderanti all’attacco su tutto il fronte, il Blundo ebbe l’incarico di resistere ad ogni costo con la sua compagnia sulle alture di Alambrezi, per proteggere i movimenti delle truppe verso linee più arretrate e dar tempo al II battaglione del reggimento di contrattaccare. Il capitano Blundo, dopo aver contrastato l’avanzata del nemico, si lanciò all’attacco. Ferito, non abbandonò il comando della compagnia e nonostante che il nemico, sostenuto da nuovi rincalzi, intensificasse gli assalti, continuò ad opporre la più tenace resistenza e cadde nella lotta, tra i suoi soldati. Il nemico cavallerescamente riconoscendo l’eroico e fiero contegno combattivo del valoroso ufficiale, volle onorario di una tomba e di una croce sul luogo ove era caduto. Alla memoria del prode capitano venne concessa, con r. d. 23 ottobre 1921, la medaglia d’oro ad v. m. con la seguente motivazione:

Preposto con la sua compagnia alla difesa di una importante posizione d’ala, sebbene attaccato da forze preponderanti che minacciavano un aggiramento, vi faceva valida resistenza, respingendo l’avversario con violenta reazione e catturandogli una mitragliatrice. Attaccato di nuovo da forze nemiche più numerose, pur sapendo di non poter essere sostenuto da rincalzi, contrattaccava con ardire e singolare valore. Ferito una prima volta, continuava imperterrito nella lotta, riuscendo sì ad arrestare il nemico, ma lasciando, per nuova ferita, eroicamente la vita sul campo. – Alambrezi (Albania) , 23 agosto 1918.


G. Carolei, G. Greganti, G. Modica, Le Medaglie d’oro al Valore Militare  1918,  (a cura di), in Gruppo Medaglie d’Oro al Valore Militare d’Italia, [Tipografia Regionale], Roma 1968,    p. 140.

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