CARMANA Leone

MOVM CONCESSE PER ATTI DI VALORE COMPIUTI DAL 1916 AL 1929 ANCHE FUORI DAL TERRITORIO NAZIONALE

CARMANA LEONE119di Giovanni e di Emilia Masini, nacque a Gazzano di Villa Minozzo di Reggio Emilia l’11 novembre 1894 e morì a Reggio Emilia il 1° febbraio 1926.
Chiamato alle armi con la sua classe nel gennaio 1915 fu assegnato al 7° reggimento fanteria della brigata Cuneo, col quale, alla dichiarazione di guerra all’Austria, il 24 maggio 1915, prese posizione tra il Passo del Tonale e Cima Cady, spingendosi in arditi pattugliamenti. Trasferito nel febbraio 1916 col reggimento nel settore del Podgora, combatté nelle trincee di Lenzuolo Bianco e del Peuma durante le battaglie dell’Isonzo e fu due volte ferito. Passato, a domanda, nell’Arma dei Carabinieri dal maggio 1917, assegnato come ausiliario e poi effettivo alla Legione di Genova, fu destinato alla compagnia carabinieri all’Arsenale della Spezia, addetto al controllo del personale civile impiegato nei lavori dell’opificio. Il 4 giugno 1920, un gruppo di circa sessanta facinorosi tentò con un colpo di mano di impadronirsi dei forti e dell’Arsenale Militare della Spezia. Piombato, senza strepito ed allarme, sul corpo di guardia N. della polveriera di Villagrande, disarmò i nove uomini del presidio, impadronendosi delle armi e munizioni; quindi reso baldanzoso ed esperto ripeté l’attacco sul corpo di guardia G., vigilato da altro drappello di marinai, riuscendo ad impadronirsi di altre armi e munizioni. Tolti di mezzo così gli ostacoli più gravi, il gruppo tentò allora di invadere il recinto dei depositi per impossessarsi delle ingenti quantità di esplosivi che vi erano conservati. Il proposito delittuoso sarebbe stato indubbiamente attuato se ad impedirlo non si fosse levato il carabiniere Carmana che, avvedutosi di quanto stava per accadere, ordinò di chiudere la porta dell’edificio e, senza smarrimenti o indecisioni, affrontò, alla distanza di una trentina di metri, i facinorosi col fuoco calmo e ben mirato del suo moschetto, incurante della propria incolumità. Ferito ad un piede da scheggia di mitraglia, ma deciso ad impedire, anche a costo della vita, il criminale disegno dei facinorosi di impossessarsi della polveriera, rimase saldo al suo posto fino all’arrivo dei rinforzi. Al valoroso carabiniere, con r. d. del 20 giugno 1920, fu concessa la medaglia d’oro al v. m. con la seguente motivazione:

Piantone all’ingresso di una polveriera, scorto l’avvicinarsi di una sessantina di rivoltosi, che già si erano impossessati di fucili di due corpi di guardia e intendevano impadronirsi della polveriera stessa, ordinata la chiusura della porta dietro di sé, pur sapendo di precludersi così ogni via di scampo, rispose a colpi di moschetto al fuoco dei ribelli, mantenendosi saldo al suo posto, da solo benché ferito, dando così tempo al sopraggiungere di rinforzi, coi quali concorse poi a fugare i facinorosi, sventando in tal modo il criminoso tentativo. Esempio mirabile di eccezionale presenza di spirito, di coraggio e di altissimo sentimento del dovere. Spezia, 4 giugno 1920.

Congedato nell’ottobre 1920, tornò alla serena vita dei campi, nella famiglia.


G. Carolei, G. Greganti, G. Modica, Le Medaglie d’oro al Valore Militare  1918,  (a cura di), in Gruppo Medaglie d’Oro al Valore Militare d’Italia, [Tipografia Regionale], Roma 1968,    p. 260.

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