CASTELNUOVO delle LANZE Carlo

CARLO CASTELNUOVO delle LANZE082di Enrico e di Costanza Filiasi, nacque a San Paolo Belsito di Napoli il 9 marzo 1895 e morì il 1° dicembre 1917 nell’ospedale di Udine in seguito a ferite riportate in combattimento.
Discendente da nobile famiglia vercellese, compì gli studi ginnasiali e liceali nel Collegio Carlo Alberto a Moncalieri e nel 1913 entrò alla Scuola Militare di Modena uscendone, nel 1915, sotto tenente di cavalleria. Destinato al reggimento  Lancieri di Vercelli (26°) ed assegnato ad uno squadrone appiedato, in zona di operazioni sul basso Isonzo, combatté nel settore di Monfalcone per circa un anno, fino all’aprile del 1916 allorché, promosso tenente, rientrò in guarnigione col reggimento. Ma impaziente di vivere la vita di trincea, chiese ed ottenne di ritornare al fronte. E poiché suo padre comandava in quel tempo uno squadrone mitraglieri dei Lancieri di Vercelli, domandò il trasferimento nei reparti mitraglieri e nel gennaio 1917 assunse il comando di una sezione dello squadrone mitraglieri del Genova Cavalleria ( 4°). Il 29 ottobre 1917, in posizione sulla strada presso l’abitato di Pozzuolo del Friuli, diede prova di coraggio e di fermezza ammirevoli nel trattenere col preciso fuoco delle mitragliatrici l’avanzata dei reparti della 117^ divisione germanica. Il pomeriggio del giorno 30, ferito da pallottola esplosiva all’inguine, non volle allontanarsi dai suoi mitraglieri per dividerne con essi le sorti fino all’estremo. Aggravatesi le sue condizioni ed allontanato dalla linea di fuoco, non poté per la grave situazione del momento, essere trasportato in un ospedale nelle retrovie. Raccolto sul campo dal nemico irrompente e ricoverato nell’ospedale di Udine, il 1° dicembre, serenamente si spense col pensiero rivolto alla Patria ed alla famiglia. Alla sua memoria fu concessa, con r. d. del 19 agosto 1921, la medaglia d’oro al v. m. Dice la motivazione:

Appiedato con la sua sezione mitragliatrici per la difesa ad oltranza di uno sbarramento importantissimo a protezione di nostre colonne di fanteria e carreggi in ritirata, dirigeva con calma e coraggio ammirevoli il tiro delle sue armi e col preciso fuoco di esse, opportunamente spostandole, resisteva per nove ore agli assalti del nemico in forze, fattosi baldanzoso per precedenti successi ottenuti. Ferito all’inguine da pallottola esplosiva, mentre curvo su di un’arma ne controllava il tiro, conscio perfettamente della missione di sacrificio affidata al suo reparto, con altissimo sentimento dell’onor militare e con grande amor di Patria chiedeva di resistere, fino alla morte che sentiva prossima, fra i suoi mitraglieri di cui esaltava con vibrate e nobili parole l’eroismo. Allontanato a forza dal combattimento, raccomandava ancora ai suoi uomini di non cedere a qualunque costo e superando il dolore spasmodico della mortale ferita li salutava per sempre al grido di Evviva Genova. Evviva il Re! – Pozzuolo del Friuli, 30 ottobre 1917.


G. Carolei, G. Greganti, G. Modica, Le Medaglie d’oro al Valore Militare  1917,  (a cura di), in Gruppo Medaglie d’Oro al Valore Militare d’Italia, [Tipografia Regionale], Roma 1968,    p. 178.

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