CERBONI Umberto

CERBONI UMBERTO065di Edoardo e di Gemma Rossi, nacque a Roma il 1° ottobre 1891 e morì in combattimento sull’Altipiano di Pozza il 17 maggio 1916.
Di nobile famiglia romana, dal Collegio Militare della Nunziatella di Napoli passò, nel febbraio 1913, alla Scuola Militare di Modena dalla quale uscì sotto tenente di fanteria in servizio effettivo nell’agosto 1914. Destinato all’80° reggimento fanteria della brigata Roma, il 24 maggio 1915 varcò col reggimento il confine a Pian delle Fugazze e al comando della 9compagnia partecipò con alto spirito aggressivo e grande valore, più volte encomiati, all’occupazione del Pozzacchio, di Monte Spil, del Col Santo, di Monte Pazul, dell’Altipiano di Pozza in Val Terragnolo e in Vallarsa. Nel febbraio 1916 fu promosso tenente e nel maggio dello stesso anno passò col reggimento in Vallarsa incaricato dello sbarramento Agno- Posina, alle dipendenze del V C. d’A. della 1^ Armata. Iniziata l’offensiva austro-ungarica nel Trentino il 15 maggio, la 9^ compagnia del tenente Cerboni fu inviata di rinforzo all’8^ compagnia nella linea di fondo valle di Leno di Vallarsa, resistendo per due giorni ai ripetuti attacchi del nemico ed al fuoco delle artiglierie e delle mitragliatrici. Ricevuto l’ordine di ripiegare, con abile manovra condusse i pochi superstiti della compagnia in una posizione arretrata verso l’Altipiano di Pozza. All’alba del giorno 17, inviato ad occupare una trincea avanzata, vi era appena giunto con un primo gruppo di soldati quando venne fulmineamente assalito e circondato da nuclei avversari che gli intimarono di arrendersi. Senza perdersi di animo, di fronte alla nuova improvvisa situazione, disposti i suoi uomini per la resistenza, si difese leoninamente, ma, sopraffatto da forze soverchianti, sacrificò la vita in una lotta disperata. Alla sua memoria venne conferita, con r. d. 10 agosto 1923, la medaglia d’oro al v. m. con la seguente motivazione:

In giornate che misero a dura prova il valore e la resistenza dei nostri, seppe con la compagnia al suo comando, mercé il grande ascendente morale e l’esempio del valore personale, costituire una linea di petti irremovibili. Ricevuto l’ordine di abbandonare la sua insostenibile posizione, ripiegava coi resti del valoroso reparto, riportandolo al fuoco su altro punto del fronte. Successivamente, avuto il compito di guarnire una posizione avanzata, dalla quale si sarebbe poi dovuto sferrare un contrattacco, vi si portava alla testa di un manipolo dei suoi. Accerchiato da un nugolo di nemici che gli intimarono la resa, benché conscio dell’impossibilità di compiere il suo mandato, si lanciava eroicamente nella lotta, abbattendo i più audaci col calcio del moschetto. Percosso, ferito, stretto più da vicino, neppure si arrese ed altri nemici uccideva all’arma bianca finché, sopraffatto dal numero, cadeva da eroe, fulgido esempio del più alto valore, spinto fino al consapevole sacrificio di se stesso, nel compimento del dovere. Altipiano di Pozza (Trentino), 15 17 maggio 1916.


G. Carolei, G. Greganti, G. Modica, Le Medaglie d’oro al Valore Militare dal 1915 al 1916,  (a cura di), in Gruppo Medaglie d’Oro al Valore Militare d’Italia, [Tipografia Regionale], Roma 1968, p. 158.

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