PASELLI Ernesto

PASELLI ERNESTO035di Pietro e di Carlotta Fontana, nacque a Milano il 29 gennaio 1875 e morì in combattimento a Candelù sul Piave il 18 giugno 1918.
Compì gli studi medi nel collegio militare di Milano ed in quello di Roma. Passato alla Scuola Militare di Modena nel 1891, ne uscì sottotenente di fanteria nell’ottobre 1893, assegnato al 21° reggimento fanteria Cremona dove fu promosso tenente nel 1897. Dal febbraio 1901 al marzo 1914 prestò servizio negli alpini col grado di capitano. Destinato al 4° reggimento fanteria, l’anno dopo, alla dichiarazione di guerra all’Austria, raggiunse, in Carnia, il settore del Fella. Promosso maggiore in ottobre ed assunto il comando del II battaglione, nella primavera del 1916 fronteggiò l’offensiva austriaca sull’Altipiano di Asiago, combattendo valorosamente in Val d’Assa, nel settore del M. Kaberlaba e del M. Lemerle. Costretto a lasciare il fronte nell’autunno’ dello stesso anno per malattia, riprese servizio nel novembre 1917, assegnato al 151 o reggimento della brigata Sassari  e, nel gennaio 1918, partecipò, sul Grappa, alle azioni controffensive di Col del Rosso e di Col d’Echele. In aprile passò al battaglione complementare della brigata Sesia e, promosso tenente colonnello poco dopo, assunse il 1° giugno il comando del 267° reggimento Caserta, schierato sul Piave, nel tratto fra Maserada e Candelù. Instancabile e pronto ad accorrere in prima linea fra i suoi fanti, ne divise i disagi ed i pericoli fin dal primo giorno della battaglia del solstizio, svolgendo la sua azione di comando con intelligente avvedutezza e grande coraggio personale. Incaricato della difesa dell’importante nodo stradale di Candelù, tenne con salda mano la posizione contro i numerosi attacchi sferrati dal nemico. Nel pomeriggio del quarto giorno di lotta, accortosi che nuclei nemici, avanguardie di un grosso reparto di arditi ungheresi, erano riusciti a penetrare nell’abitato di Candelù, con grande ardimento si lanciò alla testa di un manipolo di audaci contro di essi e li respinse con una lotta a corpo a corpo. Colpito dallo scoppio di una bomba a mano cadde eroicamente sul campo mentre incitava i suoi fanti che, animati dal suo esempio, mantennero le posizioni.
Dice la motivazione della medaglia d’oro al v. m., concessa alla memoria del prode ufficiale superiore con r. d. 31 marzo 1921:

Comandante di un reggimento, con la parola e con l’esempio mantenne in critici momenti vivo l’entusiasmo ed il vigore nelle proprie truppe, rendendo vani i ripetuti e furiosi attacchi sferrati dal nemico per più giorni sotto intenso bombardamento. Rimasto il suo reggimento scoperto sul fianco, si portò alla testa di un piccolo nucleo a fronteggiare forti infiltrazioni nemiche, incontrandovi morte gloriosa, sì che i suoi prodi, entusiasmati dall’eroismo e dal sublime sacrificio del loro comandante, con una violenta reazione ne vendicarono la morte, respingendo l’avversario con gravi perdite ed affermandosi saldamente sul terreno fatto per essi più sacro dal sangue del loro amato comandante. – Candelù, 15 – 18 giugno 1918.


G. Carolei, G. Greganti, G. Modica, Le Medaglie d’oro al Valore Militare  1918,  (a cura di), in Gruppo Medaglie d’Oro al Valore Militare d’Italia, [Tipografia Regionale], Roma 1968,    p. 88.

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