GOTTI Enrico

MOVM CONCESSE PER FATTI D’ARME SVOLTISI POSTERIORMENTE AL 4 NOVEMBRE 1918 IN ALBANIA ED OLTREMARE

GOTTI ENRICO100di Angelo e di Marietta Magini, nacque a Torino il 18 luglio 1867 e morì in combattimento a quota 115 di Valona il 6 giugno 1920.
Sottotenente di fanteria assegnato al 7° reggimento Cuneo, fece parte del primo contingente italiano sbarcato in Africa, a Massaua. Destinato a presidiare i pozzi di Saati, nel gennaio 1887 fu decorato di medaglia di bronzo al valore. Promosso tenente e nominato ufficiale d’ordinanza del generale Baldissera, partecipò alle operazioni che assicurarono il definitivo possesso di Asmara e di Cheren. Tornato in Patria nel gennaio 1890 ed assegnato al 5° reggimento fanteria, passò, poi, ai corsi della scuola di guerra, al termine dei quali, promosso capitano a scelta, fu destinato al 5° reggimento bersaglieri dal settembre 1899. Promosso maggiore dal 1911, alla dichiarazione di guerra all’Austria, il 24 maggio 1915, fu preposto al comando del parco automobilistico della 4^ Armata. Con la promozione a colonnello, nel novembre 1915, assunse il comando del 4° reggimento bersaglieri. Nel maggio 1917, per un’ardita e riuscita operazione alla testa di ponte di Bodrez, fu decorato di medaglia di bronzo al valore. Nell’agosto 1919 assunse il comando del 72° reggimento fanteria dislocato in Albania, in difesa del campo trincerato di Valona. Generale di brigata dal marzo 1920, attaccato da ribelli albanesi sull’altura 115 di Valona, sacrificò eroicamente la vita. Alla sua memoria fu concessa, con r. d. 2 giugno 1921, la medaglia d’oro al v. m. con la seguente motivazione:

Comandante di un reggimento incaricato della difesa avanzata di un campo trincerato, benché promosso generale, chiedeva di non essere trasferito finché non si fosse chiarita e risolta una situazione che si prospettava assai critica, causa l’insurrezione del paese. Organizzava con grande maestria la difesa dei centri di raccolta avanzati, prodigando la sua alacre opera in continue pericolose ispezioni dei centri stessi ed infondendo nei più deboli presidi, travagliati dalla malaria, un potente spirito combattivo. Attaccato repentinamente da forze quindici volte superiori, dirigeva e manteneva per circa dieci ore con indomito coraggio ed ammirevole fervore una resistenza ad oltranza così efficace che il nemico ne usciva letteralmente decimato ed era costretto a ritardare di parecchi giorni l’investimento del campo trincerato. Rimasti i valorosi difensori senza munizioni e senza acqua, inutilizzati gli unici due pezzi disponibili, allo scopo di evitare la completa distruzione del presidio dipendente, che già aveva subito gravissime perdite, dopo aver provveduto a metter in salvo la bandiera ed i fondi del reggimento, usciva solo e disarmato per trattare cogli insorti, deciso a sacrificare se stesso per salvare i suoi dipendenti. In questo atto di sublime generosità, ucciso a tradimento da uno dei capi ribelli, esasperati dalla fiera resistenza dei nostri, di cui giustamente essi rendevano responsabile l’eroismo del valorosissimo generale, immolava la sua nobile esistenza alla Patria, alla quale aveva dedicato tutta una vita splendente delle più belle virtù di cittadino e di soldato. –  Valona (Albania), quota 11S, 6 giugno 1920.


G. Carolei, G. Greganti, G. Modica, Le Medaglie d’oro al Valore Militare  1918,  (a cura di), in Gruppo Medaglie d’Oro al Valore Militare d’Italia, [Tipografia Regionale], Roma 1968,    p. 222.

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