MANCINO Giuseppe

MANCINO GIUSEPPE044di Serafino e di Carmela La Fata, nacque a Palermo il 4 settembre 1888 e fu dichiarato disperso in combattimento a Nervesa il 19 giugno 1918.
Conseguito il diploma magistrale nella sua città natale, fu insegnante nelle scuole elementari del comune di Naso, in provincia di Messina. Già dispensato dal servizio militare di leva per riforma, alla dichiarazione di guerra all’Austria ottenne di essere chiamato in servizio e dopo aver frequentato un breve corso presso la Scuola di applicazione di fanteria a Parma, nominato sottotenente nella milizia territoriale raggiunse, nel marzo 1916, al fronte, il 3° reggimento fanteria della brigata  Piemonte. Trasferito al 228° reggimento Rovigo, prese parte, nell’agosto dello stesso anno, alla battaglia di Gorizia e, a Vertojba, riportò una grave ferita al torace da pallottola di fucile. Appena guarito, riprese il suo posto in linea; ma, nel novembre successivo, per un principio di congelamento agli arti inferiori, fu costretto ad entrare nuovamente in luogo di cura, dal quale uscì a fine dicembre. Alcune settimane dopo e precisamente nei giorni dal 23 al 24 gennaio 1917, col grado di tenente, al comando di una compagnia, sempre sulla Vertojba, fu decorato di medaglia di bronzo al valore per avere ripresa al nemico una importante posizione. Durante il ripiegamento dall’Isonzo al Piave, dopo i tragici avvenimenti di Caporetto, fu destinato al 111° reggimento della brigata Piacenza e nominato aiutante maggiore in seconda, visse, giorno per giorno ed ora per ora nella marcia dolorosa, la tragedia della Patria, con le truppe della invitta 3^ Armata. Passato l’Isonzo al Ponte di Sagrado, raggiunse col reggimento la zona tra Casarsa e S. Vito al Tagliamento, ove sostò per proteggere il passaggio di altre unità; quindi schierato in linea sul Piave, nella zona di Nervesa, arginò i movimenti nemici. Il tenente Mancino, chiesto ed ottenuto il comando del reparto arditi reggimentale, lo condusse con grande valore fin dal primo giorno dell’offensiva scatenata dal nemico. Alla testa dei suoi arditi, sempre primo dove più intensa era la lotta dentro e attorno all’abitato di Nervesa, ai piedi del Montello, dopo avere più volte sfiorata la morte nelle giornate dal 15 al 18 giugno 1918, ferito, durante una furibonda lotta di retroguardia il giorno 19, non fu ritrovato sul campo di battaglia e dato come disperso. La motivazione della medaglia d’oro al v. m., concessagli alla memoria con r. d. 21 marzo 1921, così descrive il mirabile contegno del tenente Mancino in quei giorni di intensa trepidazione e di gloria:

Per quattro giorni consecutivi di strenua lotta fece prodigi di valore col reparto arditi del reggimento, contribuendo validamente ad arginare una irruzione nemica, finché, in un ultimo assalto con i suoi prodi per proteggere i compagni che ripiegavano, sopraffatto dal nemico preponderante scomparve nella mischia. Fulgido esempio di eroismo spinto fino all’estremo delle sue forze. – Nervesa, 15 – 19 giugno 1918.


G. Carolei, G. Greganti, G. Modica, Le Medaglie d’oro al Valore Militare  1918,  (a cura di), in Gruppo Medaglie d’Oro al Valore Militare d’Italia, [Tipografia Regionale], Roma 1968,    p. 106.

 

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