MICCINESI Arduino

MOVM CONCESSE PER FATTI D’ARME SVOLTISI POSTERIORMENTE AL 4 NOVEMBRE 1918 IN ALBANIA ED OLTREMARE

MICCINESI ARDUINO102di Egisto e di Itala Niccolai, nacque a Firenze il 29 aprile 1899 e cadde in combattimento a quota 203 di Valona (Albania) il 23 luglio 1920.
Apprendista falegname, chiamato alle armi con la sua classe ed assegnato nel febbraio 1917 al 184° battaglione M.T., nel giugno successivo passò al deposito dell’8° reggimento fanteria della brigata Cuneo. Inviato in territorio dichiarato in stato di guerra, fu destinato al 269° reggimento Aquila nel novembre dello stesso anno. Ferito in combattimento alle gambe da schegge di granata a Possagno di Piave e ricoverato in ospedale da campo, appena guarito ritornò al fronte assegnato ad un reparto minatori del genio. Inviato nell’aprile 1918 a frequentare un corso per mitraglieri, al termine di esso, nel luglio 1918, fu destinato alla 1696^ compagnia mitraglieri del 95° reggimento fanteria Udine e partecipò ai combattimenti su Col Moschin ed all’inseguimento del nemico nella battaglia di Vittorio Veneto. Dopo l’armistizio rientrò al deposito, e partì il 4 dicembre 1919 col reggimento per l’Albania, destinato a Valona per la difesa di quella piazza. Promosso caporale, ebbe affidato il delicato compito di sorvegliare e difendere una importante posizione, tra le quote 203 e 213 di M. Longia e M. Messovan, caposaldo della difesa di Valona. Postatosi nella trincea della selletta compresa tra le due quote, con un nucleo di sei uomini ed una mitragliatrice, svolse opera di attiva vigilanza. All’alba del 23 luglio 1920, il minacciato attacco dei ribelli albanesi si pronunciò con tutta la sua violenza. Il bravo caporale, con calma ammirevole, puntò la sua mitragliatrice e per due ore tenne testa all’avversario impedendogli di varcare la linea dei reticolati. Due volte l’arma si inceppò, ma sempre il Miccinesi seppe rimetterla in funzione sotto il fuoco nemico e quando i ribelli, scardinata la resistenza, irruppero sul piccolo gruppo di valorosi chiedendone la resa, seguitò imperterrito il fuoco con la sua arma fino a quando essa divenne inservibile. Allora con atto di suprema audacia si lanciò contro gli avversari tentando di aprirsi un varco a colpi di bombe a mano e cadde col corpo crivellato di ferite. Alla memoria dell’eroico caporale venne conferita la medaglia d’oro al v. m., con r. d. 8 gennaio 1922 e la seguente motivazione:

Comandante di un piccolo nucleo postò a difesa di importante posizione attaccata da preponderanti forze nemiche, riusciva, col fuoco della sua mitragliatrice, ad infrangere per oltre due ore l’impeto degli assalitori, infliggendo loro gravi perdite. Inceppatasi due volte l’arma la rimetteva in efficienza sotto il violento fuoco dei ribelli, continuando a falciare l’avversario che lo circondava. Resasi inservibile l’arma, per il tiro intenso, si slanciava da solo contro il nemico, infliggendogli nuove perdite a colpi di bombe a mano. Colpito a morte, cadeva dicendosi lieto di morire per la grandezza della Patria e la salvezza dei suoi compagni. Le ultime sue parole furono: Viva l’Italia!. Monte Longia (Valona), 23 luglio 1920.


G. Carolei, G. Greganti, G. Modica, Le Medaglie d’oro al Valore Militare  1918,  (a cura di), in Gruppo Medaglie d’Oro al Valore Militare d’Italia, [Tipografia Regionale], Roma 1968,    p. 226.

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