MIGNONE Francesco

MIGNONE FRANCESCO033di Lorenzo e di Carlotta Buzzi Langhi, nacque a Savona il 4 giugno 1884 e morì in combattimento sul Piave il 17 giugno 1918.
Orfano di padre fin da ragazzo, seguì la madre – di nobile famiglia piemontese – a Torino dove compì gli studi elementari e medie conseguì la licenza liceale nel Liceo Gioberti. Nel novembre 1904 entrò alla Scuola Militare di Modena per frequentarvi un corso per allievi ufficiali, ne uscì sottotenente nel l’85° reggimento fanteria due anni dopo e fu promosso tenente nel 1909. All’inizio del conflitto con la Turchia, partì col 20° fanteria per la Cirenaica e dopo la pace di Ouchy, al comando di una centuria di Bande indigene, per il combattimento di Zavia es Gaffa nel luglio 1913 fu decorato di medaglia d’argento al valore. La seconda medaglia d’argento gli venne conferita per il fatto d’arme di Tecniz del 16 settembre dello stesso anno, emulando in valore il fratello, tenente d’artiglieria, caduto poi eroicamente a Tolmetta. Rientrato in Patria nel luglio 1914 e promosso capitano, pochi mesi dopo, nell’aprile 1915, ritornò in Africa perché assegnato, a domanda, nelle truppe dell’Eritrea, al comando del XII battaglione Indigeni. Rimpatriato nell’aprile 1917, assunse il comando del II battaglione del 247° reggimento fanteria della brigata Girgenti e partecipò nel maggio successivo alla conquista del M. Vodice, meritando una medaglia di bronzo al valore. Ferito, non abbandonò il suo posto di combattimento; ma ferito ancora e in modo più grave ad un braccio fu costretto al ricovero in ospedale. Guarito e promosso maggiore, alla fine del gennaio 1918, fu nuovamente in linea coi fanti del 232° reggimento della valorosa brigata  Avellino. Comandante del III battaglione, schierato a difesa dell’ansa di Lampol, nel settore di Fossalta, sul basso Piave, tenne testa all’offensiva nemica dal pomeriggio del 15 giugno e per tre interi giorni si mantenne incrollabile al suo posto. Benché tutta la linea fosse stata fatta arretrare sotto la pressione austriaca, egli respingendo col suo battaglione gli attacchi nemici, trasformò l’ansa di Lampol in un vero ridotto. I combattimenti del 17 giugno conchiusero l’epica difesa, ma videro l’eroica fine del maggiore Mignone che cadde, fra i pochi suoi soldati superstiti, in una lotta a corpo a corpo.
Alla memoria del prode ufficiale, con r. d. del 31 maggio 1923, venne concessa la medaglia d’oro al v. m. con la seguente motivazione:

Comandante di un battaglione a difesa di importante posizione, attaccato su di un fianco e quindi accerchiato, fieramente resisteva a forze nemiche di molto superiori, ne respingeva, contrattaccando, gli accaniti e ripetuti assalti, persistendo tre giorni in disperata lotta senza retrocedere di un passo, finché, impegnatasi la lotta corpo a corpo, eroicamente combattendo fra i suoi soldati, cadeva sul posto del dovere e dell’onore, divenuto base della riconquista completa. Fulgida sentinella isolata oltre le nostre linee e simbolo delle più alte virtù militari. Ansa di Lampol (Piave), 15 – 17 giugno 1918.


G. Carolei, G. Greganti, G. Modica, Le Medaglie d’oro al Valore Militare  1918,  (a cura di), in Gruppo Medaglie d’Oro al Valore Militare d’Italia, [Tipografia Regionale], Roma 1968,    p. 84.

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