NICCOLAI  Eugenio

NICCOLAI EUGENIO004di Ermete e di Pia Spagnoli, nacque a Pausula di Macerata il 13 luglio 1895 e morì in combattimento a Col del Rosso sull’Altipiano di Asiago il 31 gennaio 1918.
Studente del terzo anno di giurisprudenza nell’Università di Macerata e laureato ad honorem dopo la morte, nazionalista convinto ed entusiasta fu, dopo la dichiarazione di neutralità, propagandista sui giornali locali per l’intervento dell’Italia nel conflitto. Arruolatosi volontario nel maggio 1915, alla dichiarazione di guerra all’Austria, frequentò un corso accelerato nella Scuola Militare di Modena e nel settembre fu nominato sottotenente di fanteria di complemento. Destinato al 151° reggimento della brigata Sassari lo raggiunse al fronte sul basso Isonzo e assegnato alla 2^ compagnia del I battaglione prese parte all’offensiva autunnale sul Carso per la conquista dei trinceramenti delle Frasche, dei Razzi e, sull’Altipiano di Asiago, nel giugno 1916, alla controffensiva nel Trentine, meritando encomi e riconoscimenti. Promosso tenente in settembre, l’anno dopo, nell’agosto 1917, passò sull’Altipiano della Bainsizza. Alla vigilia della promozione a capitano, conseguita nell’ottobre 1917, assunse il comando della 6^ compagnia e durante il tragico ripiegamento dopo Caporetto si distinse per l’ardimento ed il sangue freddo coi quali resisté all’impeto nemico sull’Isonzo, sul Tagliamento ed infine sull’Altipiano di Asiago, a M. Melago. Nei combattimenti continui e furiosi svolti si poi dal 28 al 31gennaio 1918 a Col del Rosso ed a Case Melaghetto, dopo aver ricacciato il nemico dalle posizioni occupate, rimasto unico capitano superstite del battaglione, ne assunse il comando e con audacia e decisione condusse i suoi uomini all’assalto, con rinnovato vigore, verso altre vittorie. Colpito al cuore da pallottola di mitragliatrice, cadde fra i suoi fanti mentre li incitava a non dar tregua al nemico.
Al valoroso ufficiale fu concessa, alla memoria, con d. l. del 29 maggio 1919, la medaglia al v. m. con la seguente motivazione:

Con irresistibile slancio, alla testa della propria compagnia, si impadroniva di una importante posizione, facendovi numerosi prigionieri e catturando armi e munizioni. Assunto, quindi, il comando di un battaglione, il cui comandante era stato ferito, continuava nella intelligente ed ardita sua opera con unità di concezione e con affascinante valore. Ferito al viso e ad una gamba da schegge di granata a mano, incurante di sé, non si allontanava, unico capitano superstite, dal suo posto di combattimento. Nei giorni successivi, sempre infaticabile ed imperterrito, validamente contribuiva a mantenere linee estremamente esposte ai tiri avversari, infondendo, con vibrante parola e fulgido esempio, fede e coraggio ai dipendenti. Marciava, infine, ad un nuovo attacco, primo fra i primi, raggiungendo nuove posizioni, sulle quali, colpito dal piombo nemico, immolava gloriosamente la vita. – Col del Rosso, 28 – 3l gennaio 1918.


G. Carolei, G. Greganti, G. Modica, Le Medaglie d’oro al Valore Militare  1918,  (a cura di), in Gruppo Medaglie d’Oro al Valore Militare d’Italia, [Tipografia Regionale], Roma 1968,    p. 32.

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