ONIDA Vincenzo

VINCENZO ONIDA089di Gavino e di Maria Atzori, nacque a Sassari il 13 febbraio 1897 e morì a Bologna il 23 febbraio 1961.
Nell’Istituto tecnico di Sassari conseguì il diploma di ragioniere. Chiamato alle armi per mobilitazione il 1° novembre 1916 ed assegnato al 234° reggimento fanteria, nel gennaio 1917 raggiunse col reggimento il fronte sul basso Isonzo. Dopo aver frequentato un corso per allievi ufficiali e nominato aspirante e poi sottotenente, fu trasferito in luglio al 139° reggimento della brigata Bari col quale combattendo sulle aspre pendici del Monte Santo, durante le lunghe e sanguinose battaglie dell’agosto 1917, fece rifulgere le sue spiccate virtù di soldato audace e valoroso. Nell’ottobre successivo si distinse sul Piave, contrastando con risolutezza e coraggio i movimenti del nemico e riuscendo a fermarlo nel tratto di fronte tra Piave vecchio e nuovo, da lui presidiato. All’alba del 13 novembre, allorché un forte nucleo nemico riuscì ad attestarsi sulla sponda destra del fiume, egli, con sicuro intuito della situazione, di sua iniziativa, con pochi ardimentosi da lui stesso prescelti, attaccò il nemico con nutrito lancio di bombe a mano. Dopo vivace lotta, costrinse alla resa il reparto avversario forte di una sessantina di uomini.
Al valoroso ufficiale venne concessa, con d. l. del 5 maggio 1918, la medaglia d’oro al v. m. con la seguente motivazione:

Dopo aver affrontato i pericoli di molteplici combattimenti, dando prova di elette virtù militari, e dopo aver durante la ritirata con immutata fede nei destini della Patria, mantenuto sempre alto il morale della truppa, con sicuro intuito della situazione, risolutezza ed ardimento mirabile affrontava un forte nucleo nemico che era riuscito ad attraversare il fiume, lo stringeva dappresso con un nutrito lancio di bombe a mano e lo costringeva ad asserragliarsi in una casa. Raccolti quindi i pochi uomini disponibili, li incitava con le parole: Avanti, veterani del Carso! e alla loro testa si slanciava all’assalto di quella casa, ottenendo dopo furiosa lotta la resa degli avversari. Lanciatagli slealmente da un ufficiale nemico prigioniero una bomba che gli asportava il piede sinistro, in uno estremo sforzo trafiggeva con una baionettata l‘ufficiale medesimo, e mentre veniva trasportato al posto di medicazione, noncurante delle atroci sofferenze fisiche, gridava ai suoi soldati ammirati del suo valore ed ai prigionieri, muti ed atterriti: Così sanno battersi gli italiani! – Viva l’Italia! Piave, 13 novembre 1917.

Dimesso dai luoghi di cura partecipò, dal settembre 1919 al gennaio 1921, all’impresa di Fiume con D’Annunzio e nell’ottobre dello stesso anno venne collocato in congedo col grado di tenente. Richiamato a domanda in servizio nell’aprile 1923, quale invalido di guerra, ebbe successivi incarichi presso vari comandi. Promosso capitano nel gennaio 1930 e maggiore nell’ottobre 1941 , fu collocato, a domanda, nella riserva e congedato nel dicembre 1947.


G. Carolei, G. Greganti, G. Modica, Le Medaglie d’oro al Valore Militare  1917,  (a cura di), in Gruppo Medaglie d’Oro al Valore Militare d’Italia, [Tipografia Regionale], Roma 1968,    p. 192.

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