PELLAS Leopoldo

PELLAS LEOPPOLDO015di Rinaldo e di Elvira Frullini, nacque a Perugia il 1° gennaio 1897 e morì in combattimento a Capo Sile, sul Piave, il 26 maggio 1918.
Compiuti gli studi classici a Firenze e conseguita la licenza liceale nel Liceo Dante, nel 1916, si iscrisse nella facoltà di giurisprudenza dell’Università di Pisa, che gli conferì, dopo l’eroica morte, la laurea ad honorem. Interventista convinto, chiamato alle armi per mobilitazione ed inviato a frequentare un corso per allievi ufficiali di complemento alla Scuola Militare di Caserta, ottenne, nel marzo 1917, la nomina ad aspirante assegnato al 18° reggimento bersaglieri in zona di operazioni sul Carso. Sottotenente dal maggio successivo, prese parte alla decima battaglia dell’Isonzo – nella quale cadde sul campo, a quota 241 del Carso, il fratello Demetrio, ufficiale del 2° reggimento granatieri – e a quella della Bainsizza nell’agosto dello stesso anno. Durante il ripiegamento al Piave, dopo le tragiche vicende di Caporetto, contese con le truppe di retroguardia palmo a palmo al nemico il sacro suolo della Patria; quindi con entusiastico slancio chiese di passare nei reparti d’assalto e nel marzo 1918 fu assegnato al XXIII reparto Fiamme cremisi. Alla madre che lo invitava ad una certa prudenza scrisse: Mamma, ricordati che c’è una tomba sul Carso che non è ancora stata fatta pagare!. Dislocato nel settore di Capo Sile col suo reparto, ebbe il compito, la sera del 26 maggio – anniversario della morte del fratello – di portare a termine un’ardita azione contro i trinceramenti austriaci tra il Piave e il Canale del Consorzio. Alla testa del suo III plotone, dopo avere oltrepassato di sorpresa tre successivi ordini di trincee, nell’ultima fase del vittorioso combattimento, in cui costrinse alla resa centinaia di difensori e catturò ricco bottino di armi, scomparve nell’oscurità della notte, mentre lo si udì gridare per l’ultima volta: Bersaglieri, avanti con me!. Due giorni dopo, un messaggio del nemico fatto cadere nelle linee italiane comunicò che il sottotenente Pellas e altri tre arditi erano stati sepolti con gli onori riservati agli eroi. Alla memoria del valoroso ufficiale, promosso tenente dopo la morte, con r. d. 26 ottobre 1919, venne conferita la medaglia d’oro al v. m. con la seguente motivazione:

Per profonda coscienza del dovere, per alto spirito di vendetta contro il nemico che gli aveva ucciso il fratello capitano dei granatieri, attaccava fra i primi, benché ferito, ed incalzava l’avversario, e proseguendo quindi con fulgido valore nell’ardita e fortunata azione assaltava successivamente tre linee, infliggendo al nemico gravi perdite e facendo prigionieri. Raggiunto l’ultimo obiettivo, con mirabile tenacia si slanciava ancora in avanti; circondato dagli avversari, rifiutava di arrendersi e si difendeva con straordinaria costanza e con magnifico eroismo fino alla morte, imponendosi all’ammirazione dello stesso nemico, che due giorni dopo, per mezzo di un messaggio lanciato da un velivolo, annunziò di aver fatto seppellire cogli onori militari il valoroso caduto. – Capo Sile, 26 maggio 1918.


G. Carolei, G. Greganti, G. Modica, Le Medaglie d’oro al Valore Militare  1918,  (a cura di), in Gruppo Medaglie d’Oro al Valore Militare d’Italia, [Tipografia Regionale], Roma 1968,    p. 54.

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