PELLIZZARI Guido

PELLIZZARI GUIDO054di Francesco e di Anna Della Mora, nacque a Tricesimo di Udine il 18 ottobre 1893 e morì in combattimento a Villanova di Farra il 29 novembre 1915.
Appartenente a famiglia di commercianti, dopo aver frequentato le scuole elementari e quelle serali di arti, esercitò il mestiere di tappezziere sellaio guadagnandosi la fiducia e la stima di quanti lo conobbero e ne apprezzarono le non comuni doti di bontà e di attaccamento al lavoro. Chiamato alle armi per il servizio di leva nel settembre 1913 ed assegnato al 13° reggimento artiglieria da campagna, nel giugno dell’anno successivo ottenne i galloni di caporale e, nel gennaio 1915, quelli di caporal maggiore. Rinunciando all’incarico di sellaio che gli era stato affidato nel reggimento, chiese ed ottenne, nel maggio 1915, il trasferimento nel 37° reggimento artiglieria da campagna di nuova formazione e, col quale, compiuta la mobilitazione, raggiunse la zona di radunata nel Veneto. Destinato alla 6^ batteria del 2° gruppo, si mise ben presto in evidenza per la sua attitudine di comando e venne nominato capo pezzo. Dopo la dichiarazione di guerra, il 24 maggio, varcò il confine e prese parte alle azioni di fuoco contro le formidabili posizioni della testa di ponte di Gorizia. Il 29 settembre, mentre col suo pezzo in posizione a nord della  strada tra Villanova e Mocchetta, presso il bivio di Mainizza, controbatteva le batterie austriache situate tra Savogna e Boschini, per appoggiare l’azione delle fanterie contro il S. Michele, venne sottoposto a violento tiro nemico che colpì i ripari della postazione. Sviluppatosi un incendio con grave pericolo di scoppio della riservetta contenente le munizioni, si prodigò animosamente per estinguerlo; poi, fatti allontanare per ordine superiore i serventi dalla linea di fuoco, riprese da solo con mirabile calma il tiro rapido e preciso con il pezzo ancora efficiente, rimanendo impavido al suo posto tra lo scoppio delle granate austriache che gli cadevano intorno.
Colpito in pieno, cadde valorosamente sul suo cannone. Alla sua memoria venne conferita, con r. d. del 18 novembre 1920, la medaglia d’oro al v. m. con la seguente motivazione:

Capo pezzo, diede ai propri dipendenti costante, insuperabile esempio di ardimento e di fermezza. Essendo stato incendiato dal tiro nemico il riparo del proprio pezzo, con grave pericolo di scoppio delle numerose granate contenute nella riservetta, animosamente intraprese l’opera di estinzione e riuscì nell’intento, nonostante la mancanza di mezzi adeguati ed il persistere del fuoco avversario. Per due volte, essendo il pezzo soggetto al tiro di smonto, chiese di rimanere a proseguire il tiro da solo e rimase impavido al suo posto, continuando il fuoco con rapidità ed efficacia e dando fulgida prova di valore, finché, colpito da una granata nemica, incontrò morte gloriosa. Villanova di Farra, 25 29 novembre 1915.


G. Carolei, G. Greganti, G. Modica, Le Medaglie d’oro al Valore Militare dal 1915 al 1916,  (a cura di), in Gruppo Medaglie d’Oro al Valore Militare d’Italia, [Tipografia Regionale], Roma 1968, p. 134.

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