PICCA Domenico

PICCA DOMENICO135di Giuseppe e di Maria Giuseppina Valente, nacque a Molfetta di Bari il 18 giugno 1882 e morì in combattimento sul Carso il 2 novembre 1916.
Compì gli studi medi nel Ginnasio Liceo della città natale e si iscrisse nella facoltà di ingegneria nel Politecnico di Milano. Arruolatosi volontario come allievo ufficiale nell’89° reggimento fanteria nel gennaio 1903, un anno dopo ottenne le spalline di sottotenente di complemento nel 94° reggimento. Congedato, entrò, in seguito a concorso, nell’amministrazione delle dogane ed inviato in Libia, nel 1911, durante quella campagna fu incaricato dell’organizzazione degli uffici di dogana nei porti di Homs e di Sliten. Rimpatriato nel 1913, fu destinato alla Direzione doganale di Napoli dove si trovava alla dichiarazione di guerra all’Austria, il 24 maggio 1915. Richiamato per mobilitazione ed assegnato al 139° reggimento Bari di nuova formazione, raggiunse la zona di operazioni in agosto e combatté nella zona del San Michele, di Bosco Cappuccio e di Bosco Lancia, sul Basso Isonzo, conseguendo in agosto la promozione a tenente, e, in novembre, quella a capitano per merito di guerra. Assunto il comando del II battaglione, dopo aver fronteggiato nella primavera del 1916 l’offensiva austriaca a M. Zebio, ritornò nella zona di Monfalcone. Ferito al viso nel combattimento a quota 144 del 10 ottobre, non volle abbandonare il suo posto e, ancora sofferente, condusse all’attacco il battaglione il 1° novembre, conquistando un’altra linea di trinceramenti nemici e catturando numerosi prigionieri. Mentre provvedeva ai lavori di rafforzamento della posizione, cadde colpito da granata nemica. Su di un foglietto rinvenutogli addosso erano scritte, fra le altre, le seguenti parole: Vado contro al nemico con animo sereno. Mando un saluto affettuoso ai miei tre fratelli che combattono e combatteranno per la stessa grande causa … Dice la motivazione della medaglia d’oro al v. m. concessagli alla memoria con d. l. 18 ottobre 1917:

Durante tutta la campagna ed in numerosi combattimenti fu costante e fulgido esempio d’ogni più eletta virtù militare, conducendo due volte alla vittoria il battaglione, nel quale aveva saputo infondere la fiducia e dal quale sapeva di poter pretendere ogni sforzo. Sfidando ogni pericolo si slanciava alla testa dei suoi alla conquista di una forte posizione avversaria, facendo numerosi prigionieri. Rimasto ferito da una scheggia al viso, non abbandonava il comando e, terminata l’azione, attendeva per venti giorni con instancabile attività a rafforzare la posizione ed a preparare l’ulteriore avanzata. Durante la medesima conduceva il battaglione con la consueta perizia ed il solito ardimento alla conquista di altre posizioni ed il giorno successivo, mentre dirigeva i lavori di rafforzamento della nuova linea, colpito in pieno da una granata nemica, dava alla Patria la sua preziosa esistenza. – Carso, 10 ottobre – 2 novembre 1916.


G. Carolei, G. Greganti, G. Modica, Le Medaglie d’oro al Valore Militare dal 1915 al 1916,  (a cura di), in Gruppo Medaglie d’Oro al Valore Militare d’Italia, [Tipografia Regionale], Roma 1968, p. 298.

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