PORCU Eligio

PORCU ELIGIO030di Battista e di Vincenza Ruggiu, nacque a Quartu Sant’Elena di Cagliari il 19 dicembre 1894 e morì in combattimento sul Montello il 16 giugno 1918.
Studente del secondo anno della facoltà di fisico-matematica nell’Università di Cagliari, che gli conferì poi la laurea ad honorem, non ancora ventenne, venne chiamato alle armi per il servizio di leva ed arruolato nel 46° reggimento fanteria della brigata Reggio, nel novembre 1914. Nel dicembre successivo fu inviato all’84° fanteria per frequentarvi un corso per allievi ufficiali di complemento e nel luglio 1915 conseguì la nomina a sottotenente. Assegnato al 45° reggimento mobilitato della stessa brigata Reggio, lo raggiunse in zona di operazioni, in Cadore. Combatté a Passo Falzarego, sulle Tofane, al Dente di M. Sief ed a Col di Lana dove, per le ripetute azioni ardimentose condotte in vari episodi di guerra, si ebbe l’ammirazione dei suoi soldati e gli encomi dei superiori. Promosso tenente dal luglio 1916, l’anno dopo dalle trincee di Falzargo raggiunse il Piave con le truppe della 4^ Armata e promosso capitano nel novembre 1917 assunse il comando della 9^ compagnia, sul Grappa. Il 17 dicembre, sul Valderoa, fu decorato di medaglia d’argento al valore sul campo per la tenace resistenza opposta ai poderosi attacchi del nemico, il quale, fermato dal fuoco efficace, fu infine costretto a ripiegare. Passato nel marzo 1918 a presidiare alcuni tratti di trincea sul Montello, dette rinnovate prove di ardimento e di valore nelle continue azioni di pattugliamento e di vigilanza sulle trincee nemiche. Il 15 giugno, sferrata l’offensiva austriaca, dal caposaldo di Casa Serena, per due giorni consecutivi, con impeto superbo e con fede incrollabile nella vittoria, respinse tutti i violenti attacchi avversari. Ricevuto l’ordine di contrattaccare, si lanciò per primo in avanti, alla testa dei suoi fanti e giunse sulle trincee nemiche. Ferito ad una gamba ed impossibilitato a muoversi, prostrato al suolo, all’intimazione di arrendersi fattagli .dagli austriaci, preferì uccidersi anziché cadere prigioniero, concludendo, così, la vita eroica, fatta tutta di amore e di devozione alla Patria.
Alla sua memoria fu conferita, con d. l. del 29 maggio 1919, la medaglia d’oro al v. m. con la seguente motivazione:

Costante impareggiabile esempio di salde virtù militari, quale comandante di una compagnia, per due giorni consecutivi con fulgida tenacia fronteggiava il nemico irrompente, contenendolo, infliggendogli perdite ed animando, instancabile ed ardente di fede, il proprio reparto ad una resistenza incrollabile. Avuto l’ordine di attaccare, trascinava la propria compagnia con irresistibile slancio fin sulle posizioni avversarie, sgominando forze di gran lunga superiori. Ferito ad una gamba e circondato dai nemici, per non cadere vivo nelle loro mani, si toglieva la vita con serena fierezza, opponendo alle ingiunzioni di resa il suo ultimo grido di: Viva l’Italia!. Montello, l 5 16 giugno 1918.


G. Carolei, G. Greganti, G. Modica, Le Medaglie d’oro al Valore Militare  1918,  (a cura di), in Gruppo Medaglie d’Oro al Valore Militare d’Italia, [Tipografia Regionale], Roma 1968,    p. 78.

 

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