RAINERO Pietro

RAINERO PIETRO012di Antonio e di Maddalena Ponzo, nacque a Marmora di Cuneo il 23 aprile 1892 e morì in combattimento su M. Sei Busi (Carso) il 20 luglio 1915.
Emigrato da ragazzo in Francia, rimpatriò per il servizio di leva nel novembre 1912. Arruolato nel 63° reggimento fanteria della brigata Cagliari, l’anno dopo partì per la Libia dove si guadagnò i galloni di caporale. Rimpatriato nell’agosto 1914, conseguì la promozione a caporal maggiore nel febbraio 1915. Pochi giorni prima della dichiarazione di guerra, con la qualifica di zappatore, venne assegnato alla compagnia stato maggiore reggimentale e distaccato presso il II battaglione. Giunto al fronte, sul Basso Isonzo, si dimostrò ardito ed intelligente esploratore e coraggiosa guida di squadre di volontari incaricati di porre e di fare esplodere i tubi di gelatina esplosiva sotto i reticolati nemici, unico modo per aprire varchi alle nostre fanterie per l’attacco alle formidabili posizioni del ciglione carsico. Già nelle prime giornate della seconda battaglia dell’Isonzo si era meritata una medaglia d’argento al v. m. a M. Sei Busi ove, sebbene ferito, non volle abbandonare il suo posto. Ripresa il 18 luglio l’azione contro i trinceramenti di q. 111 di M. Sei Busi, il II battaglione del 63° reggimento venne fermato dai reticolati ancora intatti e dal fuoco di sbarramento nemico, dopo numerosi e vani tentativi fatti anche durante la notte. Il caporal maggiore Rainero, con sprezzo del pericolo, si prodigò volontariamente portandosi nei punti più esposti per collocare tubi esplosivi e recandosi a portare ordini urgenti ai vari comandi attraverso zone scoperte.
Nel prestare la sua opera di soccorso ad un ufficiale ferito, cadde colpito mortalmente in fronte da colpo di fucile.
Alla memoria di questo prode graduato, venne conferita, con d. I. 13 dicembre 1915, la medaglia d’oro al v. m. con la seguente motivazione:

Addetto al comando del II battaglione del suo reggimento prese parte ai combattimenti per la conquista dell’altura Sei Busi dal 2 al 5 luglio, dando a tutti esempio del più mirabile sprezzo del pericolo e del più grande valore. Ferito, non volle farsi medicare e non volle abbandonare il suo battaglione. Obbligato a ricoverarsi in un ospedale ne uscì non ben guarito, ed, anzichè recarsi in licenza di convalescenza, volle tornare al suo posto di combattimento. Il 19 luglio, offertosi volontario pel collocamento di tubi di gelatina, ne tentò per ben cinque volte l’operazione, e, nell’assalto, avvenuto lo stesso giorno, ripetutamente, sotto l’infuriare del fuoco nemico, si recò a portare ordini ed assumere informazioni. Visto poi cadere un ufficiale presso i reticolati nemici, corse in suo aiuto, ma, colpito a sua volta, lasciava la vita così bene consacrata, con epico eroismo e con santo entusiasmo, alla Patria. – M. Sci Busi, 2-5 e 19 luglio 1915.


G. Carolei, G. Greganti, G. Modica, Le Medaglie d’oro al Valore Militare dal 1915 al 1916,  (a cura di), in Gruppo Medaglie d’Oro al Valore Militare d’Italia, [Tipografia Regionale], Roma 1968, p. 50.

 

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