SCALFARO Ercolino

SCALFARO ERCOLINO009di Orazio e di Luigia Gimigliano, nacque a Catanzaro il 18 maggio 1881 e morì in combattimento a Sdraussina il 18 luglio1915.
Discendente da nobile famiglia, molto nota per il contributo dato dai suoi componenti alla causa italiana, conseguita la licenza liceale nel Liceo Galluppi di Catanzaro, scelse la carriera delle armi ed ammesso alla Scuola Militare di Modena ne uscì sottotenente di fanteria nel settembre 1903. Destinato al 94° reggimento, ottenne un encomio dal Comando della Divisione di Catanzaro per l’opera di soccorso prestata ai sinistrati dal terremoto dell’8 settembre 1905 in Calabria nella zona di Ajello. Promosso tenente nel 1906, due anni dopo, fu trasferito al 48° reggimento della brigata Ferrara dove disimpegnò la carica di aiutante maggiore in seconda per circa 4 anni. Nel 1912 fu comandato presso la Scuola di applicazione di fanteria di Parma dove fu apprezzato insegnante fino alla sua promozione a capitano, conseguita nell’agosto 1914. Trasferito al 19° fanteria Brescia, il 24 maggio dell’anno successivo, alla dichiarazione di guerra all’Austria, alla dipendenza della 3^ Armata varcava il confine al comando della 4° compagnia del reggimento, portandosi sotto il ciglio del Carso, di fronte al M. San Michele.
Durante la seconda battaglia dell’Isonzo, il I battaglione del 19° fanteria, di cui faceva parte la 4° compagnia, unitamente al 10° reggimento Regina, attaccava il 18 luglio il nemico fortemente arroccato sul costone del M. San Michele avendo per obiettivo il tratto compreso fra q. 170 e la rotabile Sdraussina – San Martino. Il capitano Scalfaro, che già nelle precedenti giornate del 16 e 17 luglio, aveva brillantemente contribuito con un gruppo di arditi e volontari ad aprire alcuni varchi nei reticolati avversari, incontrò, con la sua compagnia, accanita resistenza nell’avanzata verso la testata del vallone di Sdraussina per il fuoco delle mitragliatrici proveniente da Bosco Cappuccio. Ferito a morte mentre incitava i suoi fanti ad avanzare ad ogni costo, rifiutò di abbandonare il suo posto ma, esausto per la perdita di sangue, lasciava la vita sul campo. Alla memoria del valoroso ufficiale venne concessa la massima ricompensa al v. m., con d. I. del 30 aprile 1916. Dice la motivazione:

       Progettava ed effettuava, con quattro soldati, sotto intenso fuoco, la posa di tubi esplosivi nei reticolati nemici, facendoli brillare ed aprendo così una larga breccia. Successivamente si slanciava,  con mirabile ardimento, all’attacco del trinceramento avversario e cadeva mortalmente ferito. Nell’attesa del suo successore, sollevatosi alquanto, continuò a tenere il comando della compagnia, interessandosi dell’azione che si svolgeva più che della ferita riportata, finché una violenta emorragia lo uccise. Dedicò, con invitto valore, alla Patria, gli ultimi istanti della sua nobile esistenza. – Sella San Martino, 16 luglio e Sdraussina, 18 luglio 1915.


G. Carolei, G. Greganti, G. Modica, Le Medaglie d’oro al Valore Militare dal 1915 al 1916,  (a cura di), in Gruppo Medaglie d’Oro al Valore Militare d’Italia, [Tipografia Regionale], Roma 1968, p. 44.

 

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