SILICANI Giuseppe

GIUSEPPE SILICANI079di Eugenio e di Antonietta Danesi, nacque a Carrara il 29 settembre 1881 e morì in combattimento a Dosso Faiti il 26 ottobre 1917.
Esonerato dagli obblighi di leva perché di terza categoria, dopo aver lavorato nell’industria marmifera locale, emigrò nel Sud America. Il suo ardente amor di Patria. lo spinse a rimpatriare dopo la dichiarazione di guerra all’Austria e chiese di arruolarsi volontario. Presentatosi al suo Distretto militare nel novembre 1916, fu destinato al Deposito dell’84° reggimento fanteria per compiervi un periodo di addestramento. Promosso caporale fu trasferito nel luglio 1917 al 69° reggimento della brigata Ancona che raggiunse al fronte, nel settore del basso Isonzo. Assegnato alla 1^ compagnia, dimostrò subito, benché non più giovanissimo, di possedere spirito di iniziativa, coraggio e disprezzo del pericolo, di cui diede luminose prove nei numerosi fatti d’arme cui prese parte sul Volkovniak. Passato nel reparto arditi del battaglione, dopo un breve periodo di riposo nei pressi di Gradisca, tornò in linea nel settore del Faiti, sul Carso, dove dal 24 ottobre 1917 sostenne gli attacchi delle fanterie austro – tedesche, che premevano su tutto il fronte, in seguito ai tragici avvenimenti di Caporetto. Il caporale Silicani, dal posto avanzato cui era stato assegnato, si prodigò con eccezionale sangue freddo nella difesa della posizione, infondendo coraggio negli uomini del suo plotone ed incitandoli a resistere, nonostante fossero sottoposti al fuoco martellante delle artiglierie avversarie che, negli sconvolti ripari, aveva uccisi o feriti molti di essi. Nella grave situazione il Silicani si rese anche utilissimo per gli ottimi servizi d’osservazione e di informazione resi al suo comando di battaglione. Colpito mortalmente all’addome da una scheggia di granata scoppiatagli a pochi metri di distanza, mentre in piedi sulla trincea respingeva coi pochi superstiti un furioso attacco nemico, cadde gloriosamente combattendo, fiero del dovere compiuto. Alla memoria dell’ardito caporale, esempio mirabile di grande amor di Patria e di alto senso del dovere, venne conferita, con d. l. del 29 maggio 1919, la medaglia d’oro al v. m. con la seguente motivazione:

Volontario di guerra, già distintosi per fulgido valore in numerosi fatti d’arme, col reparto arditi del battaglione, durante quattro giorni di azione, offertosi per comandare un posto avanzato, importantissimo punto di osservazione violentemente battuto dall’artiglieria nemica, rese preziosissimo servizio di informazioni, rimanendovi saldo anche dopo avere avuto il riparo completamente sconvolto dai tiri avversari. Mortalmente ferito, con l’addome squarciato da una scheggia di granata, si interessava ancora del buon andamento del servizio, incitando ed incorando i compagni. Agonizzante, chiedeva di essere informato sull’andamento dell’azione, rallegrandosi nell’apprendere che l’attacco nemico era stato respinto e spirava dichiarandosi felice di dare la vita per la Patria e per il Re. – Dosso Faiti, 23-26 ottobre 1917.


G. Carolei, G. Greganti, G. Modica, Le Medaglie d’oro al Valore Militare  1917,  (a cura di), in Gruppo Medaglie d’Oro al Valore Militare d’Italia, [Tipografia Regionale], Roma 1968,    p. 172.

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