SOLARINO Umberto

SOLARINO UMBERTO112di lppolito e di Girolama Callari, nacque a Modica di Ragusa il 25 marzo 1883 e ivi morì il 2 marzo 1951.
Ammesso per concorso nel ruolo dei cancellieri del Ministero di Grazia e Giustizia, nel 1905 fu chiamato alle armi per il servizio di leva ed assegnato al 19° reggimento fanteria. Frequentato il corso allievi ufficiali, nell’aprile 1906 ottenne la nomina a sottotenente di complemento, destinato al 47° reggimento. Congedato nel settembre dello stesso anno, fu richiamato col grado di tenente nel marzo 1915 per mobilitazione, assegnato al 146° reggimento della brigata Catania. Giunto in zona di operazioni sul fronte della Carnia, combatté valorosamente sul Pal Piccolo, sul Pal Grande e, sul Freikofel, meritò un encomio solenne e successivamente una medaglia d’argento al v. m. nel fatto d’arme del 12 ottobre 1915 su Monte Scarnitz. Promosso capitano dal maggio 1916, un mese dopo lasciò il fronte destinato all’inquadramento ed all’addestramento di un battaglione di marcia del 143° reggimento fanteria della brigata Catanzaro, col quale ritornò in linea. Nello svolgimento dell’azione offensiva che aveva portato all’occupazione di Gorizia, il Solarino, l’11 agosto, sulle alture di San Marco, alla testa della compagnia di prima ondata si lanciò all’attacco e conquistò le trincee di quota 171, riportando ferite in più parti del corpo. Nuovamente colpito da scoppio di bomba che gli sfracellò la mano destra, con virile coraggio continuò ad incitare i suoi fanti al combattimento per coronare con la vittoria lo sforzo sanguinoso. Per il suo valoroso comportamento gli fu conferita, con r. d. del 4 luglio 1920, la medaglia d’oro al v. m. con la seguente motivazione:

Con slancio ammirevole guidava il suo reparto all’attacco di una posizione nemica aspramente contesa. Ripetutamente ferito in più parti del corpo e benché invitato dal proprio comandante a recarsi al posto di medicazione, continuava a combattere. Successivamente, mentre sanguinante raggiungeva la trincea nemica, una bomba gli sfracellava la mano destra; egli allora con insuperabile stoicismo mostrava la sua grave ferita ai suoi soldati, incitandoli a maggiori sforzi pel raggiungimento dell’obiettivo. Fulgido esempio di militari virtù. San Marco (Gorizia) , 11 agosto 1916.

Non ancora guarito dalla grave ferita, per la quale subì l’amputazione di parte dell’avambraccio destro, volle riprendere servizio. Destinato alla scuola mitraglieri di Torino ne diresse i corsi fino all’armistizio. Quindi, dopo altri ricoveri negli ospedali di Padova e di Milano, fu collocato in congedo assoluto il 1° novembre 1919. Riprese servizio come cancelliere al tribunale di Modica dal 1920 e promosso cancelliere capo fu collocato a riposo per età, mentre gli furono conferite le successive promozioni onorifiche a maggiore dal febbraio 1920 ed a tenente colonnello dall’aprile 1930 nel ruolo speciale d’onore.


G. Carolei, G. Greganti, G. Modica, Le Medaglie d’oro al Valore Militare dal 1915 al 1916,  (a cura di), in Gruppo Medaglie d’Oro al Valore Militare d’Italia, [Tipografia Regionale], Roma 1968, p. 252.

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