STUPARICH Giovanni

STUPARICH GIOVANNI077di Marco e di Gisella Gentilli, nacque a Trieste il 4 aprile 1891 e morì a Roma il 7 aprile 1961.
Compiuti gli studi classici a Trieste nel Ginnasio Liceo Dante Alighieri, li completò, poi, a Praga e a Firenze, dove conseguì nell’aprile 1915 la laurea in lettere e filosofia nell’Istituto di Studi superiori. Fiero assertore dell’italianità della sua terra natia, alla dichiarazione di guerra si arruolò come semplice soldato, col nome di Sartori, nel 1° reggimento granatieri di Sardegna insieme al fratello Carlo ed a Scipio Slataper. Pochi giorni dopo, ai primi di giugno, raggiunse il fronte sul Basso Isonzo. Ferito in combattimento a Monfalcone nello stesso mese di giugno, volle rimanere in linea facendosi curare al posto di medicazione reggimentale. In luglio ottenne la nomina a sottotenente di M.T. e fu inviato a Schio presso il XCII battaglione di M.T. per il servizio di prima nomina, ultimato il quale, ritornò in linea, il 1° febbraio 1916, nel 1° reggimento granatieri combattendo valorosamente ad Oslavia. Per fronteggiare l’offensiva austriaca del maggio successivo, fu inviato sugli altipiani e col suo plotone, il giorno 31 maggio sul Monte Cengio, sostenne un violento attacco nemico. Accerchiato, senza più munizioni, si lanciò alla testa dei superstiti contro una mitragliatrice cadendo gravemente ferito in mano dell’avversario. Gli venne concessa, con r. d. dell’11 maggio 1922, la medaglia d’oro al v. m. con la seguente motivazione:

lrredento e fiera tempra di soldato, col fratello si dedicò volontariamente sino dall’inizio della nostra guerra, alla liberazione della sua terra natia. Ferito, non gravemente, in uno dei primi combattimenti, non volle abbandonare il campo della lotta e si curò ambulatoriamente rimanendo in linea. Con elevatissimo amor patrio, abnegazione ed eroica fermezza, sebbene esonerato dai servizi di prima linea, volle invece costantemente per sé i più rischiosi, eseguendo parecchie ardite ricognizioni quale capo pattuglia, sfidando così anche la morte col capestro. In cruenta ed impari lotta, anziché porsi in salvo, come ripetutamente dai superiori era stato invitato a fare, a capo di un manipolo pressoché annientato, si slanciò audacemente su di una mitragliatrice che faceva strage fra i nostri e, gravemente ferito, cadde nelle mani dell’avversario. Il suo forte animo ed il fiero carattere non si smentirono neppure nella terribile situazione in cui per lunghi mesi lo pose la cattura.-  Monfalcone, Oslavia, Monte Cengio, giugno 1915 – 31 maggio 1916.

Rimpatriato dalla prigionia dopo l’armistizio e collocato in congedo nell’agosto 1919, si dedicò all’insegnamento. E, sempre nella sua città, nel 1942 fu chiamato alla Sovraintendenza ai monumenti; nel 1952 passò al Provveditorato agli Studi, dove collaborò al Centro Pedagogico. Scrittore e narratore di purissimo stile e di felice inventiva, fu attivo ed apprezzato collaboratore di molti tra i più importanti giornali e periodici italiani.


G. Carolei, G. Greganti, G. Modica, Le Medaglie d’oro al Valore Militare dal 1915 al 1916,  (a cura di), in Gruppo Medaglie d’Oro al Valore Militare d’Italia, [Tipografia Regionale], Roma 1968, p. 182.

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