VELLEI Sinibaldo

VELLEI SINIBALDO034di Francesco e di Michelina Giancarli, nacque ad Ascoli Piceno il 14 gennaio 1891 e morì in combattimento su M. Sei Busi il 21 ottobre 1915.
Nato da modesta famiglia di operai, sarto di mestiere egli stesso, si arruolò volontario nel 17° reggimento fanteria il 31 dicembre 1910 e col grado di sergente, due anni dopo, partecipò alla campagna libica. Trasferito al 69° reggimento, dopo il suo rimpatrio, fu collocato in congedo il 15 gennaio 1914. Richiamato alle armi per mobilitazione il 15 maggio 1915, tornò al suo antico reggimento il 17° della brigata Acqui, col quale, una settimana dopo entrò in guerra sul Basso Isonzo, nella zona di Monfalcone. Assegnato al I battaglione, si fece notare nel reggimento fin dai primi giorni di guerra per lo sprezzo del pericolo e per l’audacia nell’esecuzione dei compiti più rischiosi, come l’apertura di varchi nei reticolati nemici con tubi esplosivi, le ricognizioni ed i colpi di mano nelle trincee avversarie. Al comando di un nucleo di volontari del reggimento si guadagnò una medaglia d’argento al v. m. in un’aspra azione su Vermegliano il 30 giugno. Sergente maggiore in agosto, ottenne la promozione a maresciallo per merito di guerra in settembre. Comandante di una grossa pattuglia di soldati scelti fra i più arditi del reggimento, tra il 18 e il 20 ottobre, nell’imminenza dell’attacco generale non dette tregua al nemico tentando sorprese e tendendo insidie anche oltre i reticolati sempre con audacia, avvedutezza e coraggio indicibili. La mattina del 21 ottobre, iniziata l’azione, il Vellei, nonostante le non buone condizioni di salute, al comando di un plotone del I battaglione volle egualmente partecipare col suo reparto alle operazioni. Slanciatosi innanzi, alla testa del suo plotone, riuscì, sotto un fuoco micidiale, a porre piede nel trinceramento austriaco di M. Sei Busi, catturando circa ottanta prigionieri e due mitragliatrici. Ferito ad un braccio e medicatosi alla meglio, continuò a combattere. Rimasto con pochi uomini, restò impavido al suo posto e tenne fermo e risoluto contegno, anche sotto il fuoco nemico che diveniva sempre più violento, finché ferito una seconda volta e mortalmente, cadde, mentre incitava i pochi superstiti a resistere. Alla memoria del maresciallo Vellei, una delle glorie più fulgide della valorosa brigata  Acqui, venne concessa, con d. l. del 20 agosto 1916, la medaglia d’oro al v. m. con la motivazione seguente:

 Costante e fulgido esempio di valore, di tenacia ed ogni più alta virtù militare durante le precedenti azioni, entrò per primo, alla testa del suo plotone, in un trinceramento nemico, facendovi prigionieri e conquistando armi e materiali. Ferito una prima volta, non si ritrasse dal combattimento; nuovamente e più gravemente ferito, continuò ad incitare i suoi alla lotta, fino a quando cadde gloriosamente sul campo. M. Sei Busi, 21 ottobre 1915.


G. Carolei, G. Greganti, G. Modica, Le Medaglie d’oro al Valore Militare dal 1915 al 1916,  (a cura di), in Gruppo Medaglie d’Oro al Valore Militare d’Italia, [Tipografia Regionale], Roma 1968, p. 94.

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