VENEZIAN Giacomo

VENEZIAN GIACOMO052di Vitale e di Elisa Norsa, nacque a Trieste il 7 dicembre 1861 e morì in combattimento a Castelnuovo del Carso il 20 novembre 1915.
Fin da giovanetto, sia con gli scritti che con la parola, tenne desta la fiamma di irredentismo nella sua città. Arrestato nel 1878, e sottoposto a procedimento penale, a Gratz, per alto tradimento, fu assolto dalla grave imputazione. Riparato in Italia ed attenutane la cittadinanza, conseguì la laurea in giurisprudenza nell’Università di Bologna nel 1882. A soli 23 anni ottenne la libera docenza ed insegnò diritto civile romano nelle Università di Camerino e di Macerata. Nel 1895 per concorso ebbe la cattedra di diritto civile all’Università di Messina e cinque anni dopo all’Ateneo di Bologna. Assolse i suoi obblighi di leva nel 72° reggimento fanteria arruolandosi come volontario di un anno nel 1881. Congedato col grado di sergente, ottenne le nomine a sottotenente di cpl. nel 1884, a tenente nel 1892 ed a capitano nel luglio 1905. Instancabile sostenitore dell’intervento dell’Italia in guerra, accolse con entusiasmo il richiamo alle armi per mobilitazione e il 24 maggio 1915 partì per la zona di operazioni con il CXXI battaglione di M.T. Trasferito a domanda nel 121° reggimento Macerata, combatté valorosamente sul Basso Isonzo, a Polazzo ed a Monte Sei Busi. Promosso maggiore nella riserva in ottobre, rifiutò il comando di un battaglione presidiario per rimanere fra i suoi soldati, nonostante la sua non più giovane età. Al comando dei reparti di rincalzo del reggimento, nelle operazioni contro le posizioni austriache del cosiddetto ridottino dei morti iniziate il 10 novembre, sostituì, il giorno 14, il comandante del II battaglione rimasto ferito, e trascinò i suoi uomini al combattimento. Colpito da pallottola ad una spalla, celò per sei giorni la sua ferita. Ripreso l’attacco contro lo stesso ridottino all’alba del 20 novembre, assunto il comando del battaglione di riserva, alla testa della 9^ e 10^ compagnia, si lanciò all’assalto alla baionetta e fra i reticolati nemici cadde colpito da fucilata in fronte. Tanto eroico valore concluso col cosciente sacrificio della vita, fu riconosciuto con la concessione della medaglia d’oro al v. m. con moto proprio sovrano del 15 dicembre 1915. Dice la motivazione:

In piedi, fra il turbinare dei proiettili nemici, agitando il berretto, al grido di Viva l’Italia incuorava le truppe, che il 14 novembre 1915 avevano conquistato un tratto di trincea avversaria. Il 16 novembre 1915, ferito, celava il suo stato per timore di essere costretto ad abbandonare la prima linea. Il 20 novembre 1915, quando le truppe di prima linea, attaccando un fortissimo trinceramento austriaco, furono accolte da un violentissimo fuoco, si slanciò di rincalzo, alla testa del suo battaglione, che guidò col più grande valore, finché cadde colpito da una palla in fronte. Castelnuovo del Carso, 14 16 -20 novembre 1915.


G. Carolei, G. Greganti, G. Modica, Le Medaglie d’oro al Valore Militare dal 1915 al 1916,  (a cura di), in Gruppo Medaglie d’Oro al Valore Militare d’Italia, [Tipografia Regionale], Roma 1968, p. 130.

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