LABO’ Giorgio

n. 29 maggio 1919 Modena, m. Forte Bravetta (Roma) 7 marzo 1944. Sergente del genio minatori, partigiano combattente.

labo-giorgioIscritto nella facoltà di architettura nel Politecnico di Milano, a laurea conseguita si sarebbe certamente affermato in questo campo dietro l’esempio del padre e per tradizione familiare. Chiamato alle armi nel dicembre 1941 ed assegnato al 1° reggimento genio minatori, vi fu promosso sergente nell’aprile 1942. Prestò poi successivamente servizio nelle compagnie minatori mobilitate 23a,28a e 6a ed infine, dal 23 giugno 1943, all’8a, in Roma. In seguito agli eventi dell’8 settembre dello stesso anno, entrò nelle formazioni militari clandestine del partito comunista conseguendovi la qualifica di capo servizio armamenti e col grado equiparato a capitano. Arrestato e condannato, fu fucilato il 7 marzo 1944. Dopo la sua morte gli venne conferita dal Politecnico di Milano la laurea ad honorem in architettura. Giovane colto e studioso, aveva dato alle stampe pubblicazioni di critica d’arte.

Formatosi ad una pura fede antifascista, sergente del genio minatori, combatté strenuamente l’8 settembre 1943 contro il tedesco invasore. Accorreva quindi nelle file partigiane, compiendo innumerevoli ed audaci azioni di sabotaggio. Distruggeva, fra l’altro, un treno e un ponte ferroviario. Entrato nell’organizzazione militare del partito comunista italiano, diveniva a Roma l’animatore instancabile dei gloriosi G.A.P. centrali. Tecnico espertissimo del sabotaggio, costituiva nel cuore stesso della città un laboratorio per la costruzione dei mezzi più efficienti d’offesa con i quali riforniva i suoi reparti d’assalto. Caduto nelle mani delle SS. tedesche, resisteva con incrollabile fermezza alle torture più atroci per più di un mese. Legato mani e piedi ininterrottamente da strettissimi vincoli che fecero in breve tempo incancrenire i suoi polsi, con le ossa fracassate ed il volto disfatto dalle percosse, ad ogni intimazione dei carnefici rispondeva: Non lo so e non lo dico. Viva l’Italia!. Condannato senza processo alla pena capitale, cadeva serenamente sotto il piombo tedesco.- Palidoro, settembre 1943 – Poggio Mirteto, ottobre 1943 – Roma, novembre 1943-marzo 1944


Gruppo Medaglie d’Oro al Valore Militare, Le Medaglie d’oro al Valore Militare, volume secondo (1942-1959), [Tipografia Regionale], Roma, 1965, p. 380.

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