VANNETTI DONNINI Franco

vannetti-domini-francon. 1917 Prato (Firenze) – m. a Roma, Porta San Paolo il 10 settembre 1943. Capitano s.p.e. reggimento “Genova Cavalleria”.

Discendente da antica famiglia di origine fiorentina, dopo aver conseguito a Treviso la maturità classica, fu ammesso nell’ottobre 1935 all’Accademia Militare Di Modena e nel settembre 1937 ne uscì sottotenente di cavalleria assegnato al Savoia Cavalleria e frequentata la Scuola d’Applicazione, a Pinerolo e a Tor di Quinto, fu promosso tenente nell’ottobre 1939. Nel giugno 1940 partecipò alle operazioni di guerra alla frontiera occidentale e dal 7 al 18 aprile 1941 a quelle svoltesi alla frontiera jugoslava. Nell’agosto dello stesso anno, partì per la Russia dove dette prova di valore e di capacità in una gloriosa carica sul fiume Jaly nell’ottobre successivo. Promosso capitano, sempre in Savoia, nel giugno 1942, rimpatriò nel novembre successivo per avvicendamento. Ancor convalescente volle essere coi suoi dragoni del Genova Cavalleria nella battaglia per la difesa di Roma.

Altre decorazioni: M.A. ( Fronte russo, ottobre 1941).

Ufficiale di indomito ardimento, combattente di Francia, Croazia e di Russia, dove già fu l’eroe di epici episodi. Fremente per le delineatesi sventure d’Italia, accoglieva con gioia il più volte sollecitato ordine di condurre i suoi dragoni di “Genova” al battesimo del fuoco in difesa della Capitale d’Italia. Instancabile, si portava sempre nella parte più delicata e più esposta del suo schieramento, tra i suoi plotoni appiedati, sanguinanti per le continue perdite, animando e attaccando decisamente il nemico con bombe e mitraglia ovunque si avvicinasse. Incurante di sé e premuroso dei suoi, non esitava a sostituirsi ad un subalterno ferito nel momento e nel punto in cui più forte e decisivo era il fuoco avversario. Ferito gravemente da granata, disimpegnava imperiosamente quelli che erano accorsi a sorreggerlo per inviarli a prendere munizioni, e si trascinava ad un mitra per spararvi l’ultima cartuccia. Quindi, si ergeva in piedi con la pistola in pugno per affrontare il nemico che avanzava veloce. Colpito da una scarica sparatagli a bruciapelo al petto, si abbatteva al suolo, immolando nobilmente la vita. – Roma, Porta S. Paolo, 10 settembre 1943.


Gruppo Medaglie d’Oro al Valore Militare, Le Medaglie d’oro al Valore Militare, volume secondo (1942-1959), [Tipografia Regionale], Roma, 1965, p. 300.

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