ZIGNANI Goffredo

zignani-goffredon. 3 ottobre 1904 Roma – m. a Elbasan (Albania) 17 novembre 1943. Tenente colonnello s.p.e. (servizio permanente effettivo) artiglieria, Comando 9^ Armata.

Di famiglia romagnola, conseguita a Roma la licenza in fisico matematica nell’Istituto tecnico Leonardo da Vinci, assolse gli obblighi di leva negli anni 1924 e 1925 come sottotenente di complemento nel 2° artiglieria da montagna. Un anno dopo entrava per concorso all’Accademia di artiglieria e genio e nel 1929 veniva nominato tenente effettivo, assegnato al 30° da campagna. Capitano nel luglio 1935, fu ammesso nel novembre successivo al 66° corso dell’Istituto Superiore di Guerra e ultimatolo fu trasferito al Comando del IV Corpo d’Armata presso il quale rimase anche dopo la promozione a maggiore conseguita dal 1° gennaio 1940. Partecipò poi nella seconda guerra mondiale dal giugno 1940 alle operazioni svoltesi alla frontiera occidentale e dal 29 dicembre dello stesso anno a quelle svoltesi sul fronte greco-albanese. Dopo aver comandato un gruppo del 17° artiglieria Sforzesca, dal 1 gennaio 1942, con la promozione a tenente colonnello, fu trasferito al Ministero quale elemento costitutivo della S.M. Il 25 maggio 1943 ripartì per Tirana assegnato al Comando Superiore delle FF.AA. (Forse Armate) di Albania, capo ufficio operazioni della 9^ Armata. Dopo l’armistizio prese prima contatti con il Comando generale partigiano albanese e poi col Comando della Divisione Firenze di cui fu capo di Stato Maggiore per una quindicina di giorni per assumere infine il comando del I battaglione volontari italiani.

Altre decorazioni: M.B. (Medaglia di Bronzo) (fronte greco-albanese, gennaio 1941).

Capo ufficio Stato Maggiore di un comando d’Armata dislocato oltremare all’atto dell’armistizio dell’8 settembre 1943, non esitava sulla scelta della via da seguire: combattere contro i tedeschi. Dopo aver per più giorni fermamente, quanto inutilmente, tentato di far prevalere il suo parere di resistenza ai tedeschi in seno al Comando, se ne allontanava per acquistare piena libertà d’azione. Raggiunte pericolosamente le poche truppe italiane che, unitamente ai partigiani avevano iniziato le ostilità contro i tedeschi, ed alle quali aveva già precedentemente fornito utilissime notizie sul nemico, ne assumeva, su designazione del comandante, la carica di capo di stato maggiore, svolgendo efficacissima propaganda combattentistica, prodigando tutte le sue energie e superando innumeri difficoltà per l’inquadramento dei reparti e per l’organizzazione dei servizi. Successivamente, chiesto ed ottenuto il comando di un battaglione italiano, affrontava con impareggiabile fede ed entusiasmo, sempre al fianco dei partigiani, i pericoli, le sofferenze, i disagi di una lotta estenuante e disperata, dimostrando singolare fermezza di carattere ed eccezionali doti di coraggio e resistenza fisica e morale. Dopo aspro combattimento, sopraffatto il suo battaglione, permaneva sul campo. Nell’estremo tentativo di riunire i superstiti per continuare la lotta veniva catturato dai tedeschi. Pur conscio di sacrificare col suo rifiuto la vita, si ribellava con sdegno alla richiesta di notizie sull’attività delle truppe e dei partigiani. Condotto innanzi al plotone di esecuzione, manteneva contegno fierissimo, e cadeva infine sotto il piombo nemico al grido di <Viva l’Italia>. Fulgido esempio, in quei giorni di generale smarrimento, delle più alte virtù militari, teneva alto, con l’opera e col supremo sacrificio, l’onore dell’Esercito e il nome sacro della Patria. – Albania, 8 settembre – 17 novembre 1943.


Gruppo Medaglie d’Oro al Valore Militare, Le Medaglie d’oro al Valore Militare, volume secondo (1942-1959), [Tipografia Regionale], Roma, 1965, p. 355.

 

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