ALBINO Giuseppe

ALBINO GIUSEPPE014di Gennaro e di Leontina Soriano, nacque a Campobasso il 23 febbraio 1866 e morì il 1°marzo 1896 ad Abba Garima.
Dalle aule del Liceo Mario Pagano della sua città natale, ove compì gli studi, nell’ottobre 1882 passò all’Accademia Militare di Modena.
Arruolatosi volontario a diciassette anni, il 3 agosto 1884 ebbe la nomina a sottotenente nel 63° reggimento fanteria. Dopo poco più di tre anni fu promosso tenente nello stesso reggimento. La profonda cultura umanistica lo mise presto in evidenza sì che venne comandato nell’agosto 1890 alla Scuola di Modena, che lo aveva avuto tra gli allievi migliori, ed incaricato dell’insegnamento di lingua italiana. Poi il 14 maggio 1891 tornò al reggimento, il 12° fanteria, che quattro anni dopo lasciava volontariamente per accorrere in Africa sbarcando a Massaua il 18 dicembre 1895, assegnato al VII battaglione indigeni del maggiore Valli.
Nell’estenuante fase di addestramento, l’Albino, che aveva assunto il comando della prima centuria, seppe infondere ai suoi ascari alto senso di combattività e sprezzo di pericolo.
All’alba del 1° marzo 1896 la colonna del generale Albertone formata di quattro battaglioni indigeni, fra i quali il VII, doveva raggiungere il Colle di Chidane Meret. Ma essendosi portata inconsapevolmente più innanzi si trovò ben presto impegnata in combattimento contro forti nuclei nemici. Il VII battaglione prese posizione ai piedi del Sendedò avendo sulla sinistra la prima centuria del tenente Albino.
Alle ore 9, travolta la resistenza delle avanguardie, la battaglia divampò su tutto il fronte e minacciò di avvolgimento le residue forze della brigata, che lottavano ormai da quattro ore contro un nemico dieci volte superiore. Perduta ogni speranza di ricevere rinforzi, venne ordinato il ripiegamento e l’Albino ne dispose l’esecuzione con la morte nel cuore. Ma quando egli vide i suoi ascari che avevano fatto baluardo dei loro corpi alla tracotanza nemica cadere intorno, non volle abbandonarli alla vendetta scioana. Raccolse una ventina di valorosi e li portò innanzi, per l’ultima volta. Una scarica di fucileria fulminò il manipolo eroico in mezzo al quale l’Albino, colla pistola in pugno, si ergeva maestoso.
Alla di lui memoria è stata conferita la medaglia d’oro al v. m. con r. d. 11 marzo 1898. Dice la motivazione: Combatté con fermezza e coraggio degni del maggiore encomio. Deciso a morire piuttosto che ritirarsi, raccolti intorno a sè pochi valorosi, lottò corpo a corpo col nemico irrompente, ed esempio di nobile, indomita fierezza e di sublime abnegazione, cercò ed ebbe gloriosa morte eccitando energicamente i colleghi ad imitarlo. – Adua (Eritrea), 1° marzo 1896.


G. Carolei, G. Greganti, Le Medaglie d’oro al Valore Militare dal 1871 al 1914,  (a cura di), in Gruppo Medaglie d’Oro al Valore Militare d’Italia, [Tipografia Regionale], Roma 1958,    p. 50.

 

 

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