CAPUTO Giacomo

CAPUTO GIACOMO031di Luigi e di Anna Fusaro, nacque a Galatone di Lecce il 27 luglio 1892 e morì a Catania il 17 giugno 1936.
Volontario a diciassette anni nel 10° reggimento fanteria, passò per tutti i gradi di truppa e fu nominato sergente il 31 gennaio 1911.
Il 1° ottobre di quell’anno ottenne di essere assegnato al 68° reggimento, che era destinato in Libia, per la guerra contro la Turchia.
Il reggimento salpò da Napoli il 21 ottobre, sbarcò a Bengasi il 23 successivo e fu impiegato nella difesa della piazza eseguendo ardite ricognizioni verso il campo nemico. Dopo il combattimento di El Coèfia del 28 novembre il nemico, accresciuto di forze, si era nuovamente avvicinato alla città e dal campo di Benina conduceva azioni di molestia sulle difese della piazza.
Il 3 dicembre si ebbe il primo scontro e l’attacco dei turco – arabi alla ridotta Roma della cintura difensiva fu respinto ed invano ritentato il successivo giorno 10. Altri tentativi furono operati il 14 e 15 dicembre, sempre sventati dalla vigilanza del presidio.
Il 22 dicembre alle ore 2, nuovamente i turchi attaccarono di sorpresa la ridotta 3 ed il fortino B della cintura di sicurezza riuscendo, col favore della notte, a giungere, inosservati, sotto la piccola opera; ma vennero respinti dalla fucileria e costretti a ripiegare con gravi perdite.
Alle ore 19 dello stesso giorno, il fortino A, il cui presidio era comandato dal sergente Giacomo Caputo, venne improvvisamente attaccato.
Colto di sorpresa e nonostante la fitta oscurità nella quale i soldati dovevano muoversi il presidio affrontò validamente il nemico. Il Caputo fu l’anima della resistenza eroica. Ferito una prima volta al viso e grondante sangue continuò a sparare e a dirigere l’azione con calma ed esemplare coraggio.
Ferito una seconda volta ed impossibilitato a far uso delle armi, con virile coraggio rimase al suo posto incitando gli uomini al combattimento e distribuendo ad essi le munizioni finché il nemico fu costretto a ritirarsi.
Per il valore ed il coraggio dimostrati, il Caputo fu decorato della medaglia d’oro al v. m. con r. d. 22 marzo 1913. Dice la motivazione: Comandante di un presidio di blockhouse, furiosamente attaccato di notte da beduini, ferito una prima volta in faccia, seguitava a sparare e a dirigere l’azione; ferito una seconda volta non desisteva dall’incoraggiare i dipendenti rendendosi utile nel distribuire loro le munizioni. – Bengasi, 22 dicembre 1911.
Guarito delle ferite riportate e congedato il 30 novembre 1912, fu per alcun tempo insegnante di educazione fisica.
Durante la guerra 1915-18, partecipò alle operazioni svoltesi sui vari fronti col 47° reggimento.


G. Carolei, G. Greganti, Le Medaglie d’oro al Valore Militare dal 1871 al 1914,  (a cura di), in Gruppo Medaglie d’Oro al Valore Militare d’Italia, [Tipografia Regionale], Roma 1958,    p. 104.

 

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