Artur F. AKRILL

Marinaio comune : imbarcato sulla nave H.M.S. Penelope
Classe 1923 : matricola P/IX 380304

HMS PENELOPE - Arethusa-class Light Cruiser

HMS PENELOPE – Arethusa-class Light Cruiser

La mattina del 23 gennaio 1944 l’incrociatore ‘Penelope’ fu tra le navi scorta a gestire lo sbarco di Anzio, una armata navale di uomini, 200 navi anfibi da sbarco e navi da rifornimento.

Non ricordo una forte resistenza in quel momento, tuttavia, come confermano i rapporti e come stavamo per scoprire, avremmo incontrato molta più resistenza.

Eravamo principalmente incaricati in quel momento di supportare le forze di terra servendoci della nostra arma a 6 pollici. Dialogavamo direttamente con un osservatore avanzato dislocato in terra di nessuno e in grado di coordinare il nostro tiro ai movimenti di carri armati nemici, agli spostamenti di truppe in convoglio ecc verso il fronte.

Il nostro supporto durante le ore di giorno andò avanti fino a febbraio. Certi giorni eravamo impegnati a rispondere ad attacchi aerei con le nostre arme di 4 pollici, mitra Tom e Oerlikon.

All’imbrunire ci riparavamo in una delle baie vicine, all’alba tornavamo al ponte a riprendere i nostri cannoneggiamenti.

All’alba del 18 febbraio, navigando verso la testa di ponte subimmo l’attacco di un sottomarino tedesco (U 410) che sparò alcuni siluri, tre dei quali ci colpirono affondando la nave in poco tempo con la perdita di 417 uomini del nostro equipaggio.

Dopo 5 ore in mare fui tratto in salvo da un mezzo da sbarco anfibio che rientrava dalla testa di ponte dopo aver sbarcato uomini e carri armati.

Sulla Penelope ero impegnato presso la direzione di tiro in alto sopra il ponte, il cui compito principale era l’individuazione e monitoraggio di bersagli per i cannoni di 4 pollici a destra. Era da questa posizione che ricordo di aver visto nitidamente il Vesuvio all’apice della sua eruzione assieme al conflitto intenso a terra – il tutto sembrò un gigantesco spettacolo pirotecnico.

Ho prestato servizio sulla Penelope per 2 anni e tra le molte missioni effettuate mi ricorderò sempre degli sbarchi ad Anzio e dei 417 uomini valorosi che non tornarono mai a casa.

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