Curatore del volume

carusipaoloPer celebrare il settantesimo anniversario dello sbarco e sperando di corroborare il rapporto preferenziale tra Anzio e i soldati britannici, un gruppo di ricerca promosso dal Dipartimento di Studi Umanistici dell’Università “Roma Tre” e dall’Associazione Nazionale Forze Armate Regolari nella Guerra di Liberazione (ANCFARGL) – Sezione di Roma Capitale ha avviato una ricognizione sulle testimonianze scritte che i reduci britannici cominciarono ad inviare al Museo dello Sbarco di Anzio a partire dal 1994, anno del cinquantenario dello sbarco e della costituzione del Museo. Si è voluto innanzitutto dare una sistemazione e una schedatura archivistica al materiale documentario e si è proceduto poi alla trascrizione ed alla traduzione di più di 300 testimonianze custodite dal Museo.
Questo lavoro è stato condotto da Sara Bagazzini, Corrado Bagnariol, Giorgia Falcioni, Alessandra Peruzzi e Francesca Saputo, revisionato da Ubah Cristina Ali Farah, con il coordinamento di Simon Dru Richardson.
Pubblichiamo in questo sito le testimonianze che non hanno trovato spazio sul volume cartaceo, felici di poter “dare voce” a quei ragazzi che, settant’anni or sono, vennero a restituire l’Italia alla libertà e alla democrazia.
Si è scelto di riportare le testimonianze integralmente, eliminando solo le frasi introduttive e di chiusura, nelle quali i reduci ringraziavano il Museo delle iniziative intraprese per il cinquantenario dello sbarco. Solo alcune testimonianze, particolarmente lunghe, vengono riportate parzialmente: in questo caso gli omissis vengono indicati nel testo con [… ].
Tranne qualche correzione ortografica utile per la comprensione del lettore, si è scelto di non emendare le testimonianze da imprecisioni grammaticali o sintattiche e da errori fattuali (inevitabili a cinquant’anni dagli avvenimenti).
Affinché il lettore possa meglio comprendere il racconto dei testimoni, è opportuno fornire un piccolo glossario dei termini più frequenti del gergo adottato dai combattenti della testa di ponte.

– La fabbrica: La città di Aprilia. Tale definizione derivava dalle due torri – il campanile della chiesa e la torre civica (distrutta nel corso delle operazioni) – che dominavano
la città e che avevano 1’aspetto di due ciminiere.
– La sopraelevata: cavalcavia di Campo di Carne
– Anzio Annie e Anzio Express: Esemplari gemelli di cannone, modello Krupp 28 cm KS E, posizionati dall’ esercito tedesco nella zona di Marino. Di proporzioni gigantesche (la canna superava i 21 metri di lunghezza) questi cannoni erano chiamati Robert (battezzato dalle truppe alleate “Anzio Express”) e Leopold (”Anzio Annie”).
Robert è oggi esposto in Francia, al Musée du mur de l’Atlantique, Audinghen, Cap Griz Nez. Leopold perfettamente restaurato e funzionante – è conservato negli USA all’Aberdeen Proving Grounds Museum (U S. Army Ordnance Museum), ad Aberdeen, Maryland
– Uadi (o Wadi): buche coperte da lamiere utilizzate come riparo dagli attacchi avversari.
– Carroceto: stazione di Carroceto, località nei pressi di Aprilia
– Campoleone: Stazione ferroviaria di Campoleone
– Via Anziate: odierna via Nettunense
– Padiglione: Bosco Padiglione, località nel Comune di Anzio
– Bombe a farfalla: bombe antiuomo
– Howitzer: utilizzato per cannone o carro armato
– LST: Landing Ship Tank, mezzo da sbarco corazzato
– LCI: Landing Craft Infantry, mezzo da sbarco per il trasporto truppe
– Fritz: nomignolo che indicava i soldati tedeschi
– Dorsale/crinale Buon riposo e Via laterale: versanti riparati ai lati del cavalcavia di Campo di Carne.

Paolo Carusi
Univ. Roma Tre – Dip. Studi Umanistici

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