E.R. GRIFFITHS

Sergente : M.B.E.
Classe 1919 : 19mo Field Regiment Royal Artillery

 

Carroceto (1944)

Carroceto (1944)

Ricordo bene la partecipazione del nostro Reggimento allo sbarco ad Anzio il 22 gennaio 1944 con al suo fianco la famosa 3a Divisione americana. La testa di ponte fu presto stabilita e nonostante gli sforzi nemici ci spingemmo per circa 2 miglia a Nord di Anzio e Nettuno verso la zona detta Bosco Padiglione. Lì, a circa un miglio dal famoso ponte sopraelevato, ci trincerammo con i nostri cannoni da 25 libbre. La Fanteria che stavamo appoggiando ebbe uno spirito meraviglioso e noi Artiglieri dividemmo al meglio i rischi e lo sconforto dandogli tutto l’appoggio necessario e rispondendo al fuoco nemico con una forza di tiro dieci volte maggiore. Gli spostamenti della Fanteria furono impossibili per diverse settimane e il conflitto divenne un confronto tra cannoni. Dopo una settimana in quella posizione, la Guards Brigade con il nostro appoggio di Artiglieria si diressero verso la Anzio Way, come fu chiamata, per snidare il nemico da Carroceto, in preparazione per il prossimo obiettivo, la ferrovia Napoli – Roma. Alle 23 del 3 febbraio i tedeschi attaccarono con l’intento di isolare la zona di Campoleone e, nelle prime ore del 4 febbraio, la Fanteria ripiegò sotto la copertura dei nostri cannoni. Ci fu un chiasso assordante quella notte e di prima mattina e riuscimmo a fermare l’avanzata tedesco. Il grosso dell’ultimo imponente attacco tedesco ebbe luogo a fine febbraio contro gli americani. Mi ricordo che dalla nostra posizione alla loro destra ci fu ordinato di tentare di bloccare l’attacco, dato che erano a portata dei nostri cannoni. Alla fine riuscimmo a bloccarli.

Nei mesi di febbraio e marzo il tempo fu pessimo e le nostre trincee strette si allagarono presto. Rifornirsi di vitto e munizioni fu un’impresa gigantesca, come lo fu d’altronde quella di far rientrare i feriti negli Ospedali da Campo. Scavare le buche per i cannoni divenne un lavoraccio, ma alla fine ci riuscimmo, come riuscimmo pure a scavare un riparo che ci consentì di rubare qualche ora di sonno, protetti da cartucce e schegge. Mi ricordo i lanci frequenti di volantini propagandistici tedeschi – magari ne avessi conservato qualche esemplare a mo’ di ricordo. Ovviamente sparammo anche noi i nostri volantini propagandistici sui tedeschi con l’insinuazione che non potevano vincere la guerra e che avrebbero fatto bene ad arrendersi a noi. I giorni e le settimane si susseguirono e rimanemmo nella speranza di un cambio pulito di vestiti, ma il vitto e le munizioni rimasero prioritari. Quattro mesi dopo lo sbarco, il giorno 23 maggio, un attacco massiccio fu lanciato su Cisterna e il 28 maggio la “Fabbrica” fu ripresa. La zona assunse un aspetto stranissimo e mostrò la potenza distruttiva del tiro di Artiglieria. La zona intera era piena di crateri causati da scoppi di cartucce, depositi munizioni saltati in aria, alberi spogli, neanche una casa ancora in piedi, una visione terribile soprattutto quella degli uomini e dei cavalli caduti rimasti lì. Ritenemmo pessime le condizioni alla testa del ponte, ma in confronto questa zona era la desolazione più totale. Per il mio Reggimento la testa di ponte di Anzio si concluse il 6 giugno, dopo un contatto continuo col nemico di 136 giorni. Secondo i rapporti, l’Artiglieria sparò qualcosa come 136000 tonnellate di cartucce. Ho visitato i cimiteri della testa di ponte e di Anzio per portare i miei ossequi a quelli che non rientrarono, e entrambi costituiscono un omaggio dovuto ai caduti.

Share this... Condividi su ...
Share on Facebook
Facebook
0Tweet about this on Twitter
Twitter
Share on LinkedIn
Linkedin
Email this to someone
email