Testimonianze Britanniche

simondrichL’attività di tradurre va sempre svolta nella lingua materna. È per ciò che dopo 33 anni trascorsi in Italia, tuttora declino di tradurre in italiano. In quest’ottica si spiega la mia trepidazione iniziale, al momento di visionare e vagliare il progetto di trascrizione e traduzione di 337 documenti, molti scritti a mano, dall’inglese in italiano. In un secondo momento, ho capito invece che innanzitutto, pochi sarebbero stati i traduttori non di madre lingua inglese in grado di maneggiare il linguaggio nei documenti, di venire a capo del gergo e della terminologia militari, dell’umorismo nero e surreale, tipico dei britannici di fronte all’avversità, di saper interpretare una calligrafia di altri tempi, un linguaggio di 70 anni fa, un’altra cultura. Mi era altrettanto chiaro che un’ eventuale traduzione andava controllata e revisionata da un madre lingua italiano con abilità da scrittore assieme ad una spiccata comprensione della lettura in lingua inglese. Col contributo assicurato di Ubah Cristina Ali Farah, ero in posizione di accettare di intraprendere il lavoro senza correre il rischio di un esito deludente.
Sono sorte numerose problematiche, dalla semplice leggibilità alla terminologia, il grado di alfabetizzazione, l’attenzione ai dettagli e la precisione, oltre a criteri editoriali quali la selezione e categorizzazione del materiale. l’armonizzazione del contenuto e del formato, l’opportunità o meno di intervenire con correzioni che facilitassero la leggibilità, o restituissero una maggiore precisione fattuale.
Attraverso i racconti dei sopravvissuti, i caduti e i prigionieri vengono onorati – che non siano dimenticati. La traduzione in italiano fa parte di uno sforzo più ampio nel nome della memoria, affinché le generazioni future possano capire le origini della società italiana contemporanea – che essi non dimentichino.

Simon Dru Richardson
Traduttore (Univ. Roma Tre)

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