Terza Guerra d’Indipendenza 1860-1870

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Custoza

Questa guerra avvenne in conseguenza della politica pangermanista di Bismark, che doveva fatalmente scontrarsi con la politica di Vienna, decisa a mantenere la sua influenza nelle cose germaniche. L’occasionale convergenza di interessi austriaci, indusse il presidente del Consiglio italiano, generale Alfonso Lamarmora, a stipulare un’alleanza con la Prussia (8 aprile 1866), in funzione austriaca. Obiettivo dell’Itala, nella nuova guerra contro l’Austria, era l’acquisto del Veneto. La guerra scoppiò nel mese di giugno, e i Prussiani riportarono subito la grande vittoria di Sadowa sugli Austriaci (3 luglio 1866). Non altrettanto fortunatamente andarono le operazioni belliche sul teatro di operazioni italiano, dove il nostro esercito, benché superiore per numero a quello austriaco, lamentava deficienze di organizzazione e insufficienze e rivalità nel comando supremo. I contrasti tra i generali comandanti i due corpi in cui era stato diviso l’esercito (Lamarmora e Cialdini) portarono all’infausta giornata di Custoza (24 giugno 1866, in cui le forze comandate dal Lamarmora, che volevano marciare dal Mincio contro Verona, base principale delle forze austriache, furono attaccate di sorpresa da queste ultime, che non erano state sulla difensiva, come aveva immaginato Lamarmora, ma avevano iniziato un’azione controffensiva. Anche sul mare le forze italiane, benché superiori di numero a quelle austriache, furono sconfitte, a causa della rivalità dei comandanti e della poca coesioni tra gli equipaggi (Lissa, 20 luglio 1866). Soltanto Garibaldi, nel Trentino, conseguì la bella vittoria di Bezzecca ( 21 luglio 1866) e, se non fosse sopravvenuto l’armistizio, avrebbe avuto aperta la via fino a Trento. Nel frattempo però Bismarck, che aveva raggiunto l’obiettivo di stroncare la potenza austriaca in Germania, stipulò con Vienna l’armistizio di Nikolsburg (26 luglio 1866); l’Italia, non potendo proseguire da sola la lotta, fu obbligata a segnare anch’essa con l’Austria un armistizio (Cirmons, 12 agosto 1866), che obbligava le forze italiane a sgombrare le posizioni che avevano raggiunto nel Trentino. All’ordine di ritirata, Garibaldi rispose con lo storico Obbedisco. Per la successiva pace di Vienna, l’Italia otteneva il Veneto, ma i problemi del Trentino e dell’Adriatico rimanevano insoluti. Fu gettato così il germe dell’irredentismo e dell’intervento dell’Italia nella prima guerra mondiale.

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