GRECIS Giacomo

GRECIS GIACOMO052di Angelo e di Margherita Riva, nacque a Covo presso Bergamo l’8 marzo 1840 e morì il 14 marzo 1861 nell’ambulanza del IV Corpo d’armata, in seguito a ferite riportate in combattimento.
Si arruolò, il 7 giugno 1859, nei Cacciatori delle Alpi attratto dal fascino del Condottiero leggendario, quando la campagna di guerra contro l’Austria, che doveva bruscamente essere interrotta dall’armistizio di Villafranca, portava i Garibaldini di vittoria in vittoria, sulla strada di Trento. Allo scioglimento dei Corpi Volontari, ottenne di arruolarsi nell’Esercito regolare e nel dicembre dello stesso anno fu destinato, quale cannoniere di 2^ classe, al reggimento artiglieria da piazza.
Per la campagna delle Marche e dell’Umbria, fu trasferito, il 1° agosto 1860, alla 5^ batteria del 3° reggimento, che faceva parte del parco d’ assedio.
Conclusasi con la resa di Ancona la breve campagna, le truppe regolari piemontesi furono inviate nell’Italia meridionale dove Garibaldi al Garigliano ed al Volturno aveva già battuti i Borbonici.
Il 12 novembre 1860 anche la 5^ batteria prese posizione davanti a Gaeta e volle il destino riunire ancora il Grecis ai volontari garibaldini, in una impresa veramente memorabile nella storia, poiché volontari, regolari e borbonici si batterono con eguale valore.
Le operazioni ebbero inizio il 13 novembre, ma le artiglierie aprirono il fuoco solo due mesi più tardi, allo spirare dell’armistizio chiesto dalla Francia. L’8 gennaio 1861, infatti, dalle 8 del mattino alle 5 di sera, tutte le batterie spararono senza interruzione. Fu un miracolo di energia quello che animò la fanteria, gli artiglieri e i soldati del genio. Il Grecis ferito al viso ed al petto rifiutò di abbandonare il combattimento. Ferito nuovamente il 22 gennaio, rimase ancora al suo posto. Il successivo 9 febbraio, lo scoppio di una granata nemica gli troncò il braccio destro. Rifiutò ogni soccorso ed incurante della tremenda ferita si adoperò con gli altri serventi alle manovre dei pezzi. Ma più non potè reggere. Trasportato d’urgenza al deposito d’ambulanza dell’armata e sottoposto all’amputazione del braccio, morì un mese dopo, offrendo il suo martirio e la sua giovane vita al compimento dell’unità d’Italia.
Con regio decreto 1 giugno 1861, alla memoria dell’eroico artigliere venne conferita la medaglia d’oro al valore per essere sempre il primo nei maggiori pericoli; durante l’assedio di Gaeta si distinse per continuo lavoro gran coraggio e valore. Ferito nel dì 22 gennaio rimaneva al fuoco; gravemente ferito ad un braccio il 9 febbraio 1861, ricusava il soccorso de’ suoi compagni animandoli al lavoro. Nell’amputazione immediata che gli fecero del braccio fu ammirato da quanti lo videro.


G. Carolei, G. Greganti, Le Medaglie d’oro al Valore Militare dal 1848 al 1870,  (a cura di), in Gruppo Medaglie d’Oro al Valore Militare d’Italia,  [Grafischena], Roma 1950, p.144.

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