I carabinieri nella difesa di Roma (8-10 settembre 1943)

Alla notizia dell’armistizio tra l’Italia e gli anglo-americani, le unità tedesche dislocate nei pressi di Roma reagiscono immediatamente

Alle 20,30 dell’8 settembre 1943 la 2a Divisione paracadutisti, da Pratica di Mare, e la Divisione corazzata, dalla zona di Bracciano, iniziano un’azione convergente per impadronirsi della Capitale.
A difesa della città, nella zona compresa tra la Magliana e Tor Sapienza, è schierata, col compito di interdire l’accesso a Roma dalla Via del Mare, la Divisione “Granatieri di Sardegna” i cui capisaldi vengono subito investiti dai paracadutisti tedeschi, comandati dal gen. Heindrich.
Di fronte alla forte pressione germanica nella zona della Magliana, alle ore 23 dello stesso giorno, il Comando Generale dell’Arma, su ordine dello Stato Maggiore Esercito, dispone che la Legione Allievi Carabinieri invii subito nell’area delle operazioni un Battaglione in rinforzo ai Granatieri di Sardegna che si stanno battendo valorosamente. Alle ore 23,30 il II° Battaglione Allievi Carabinieri è già pronto in pieno assetto di guerra. Gli effettivi sono giovani allievi dai 18 ai 20 anni, carabinieri appena promossi e sottufficiali di inquadramento.
L’unità, su tre compagnie, è al comando del ten. col. Arnaldo Frailich, valoroso combattente della Guerra Mondiale, durante la quale, più volte ferito, era stato decorato di una Medaglia d’Argento e una Medaglia di Bronzo al Valor Militare.

Aiutante maggiore è il tenente Mario Figliola, comandante della 4a Compagnia è il capitano Orlando De Tommaso. Comandanti di plotone sono i sottotenenti Elio Di Lorenzo, Antonio Neri e il maresciallo maggiore c.s. Arnaldo Antimi; della Compagnia è comandante il capitano Franz Colella, comandanti di plotone sono i sottotenenti Antonino Mazza, Francesco Zappardino e il maresciallo maggiore Carlo Russo; della Compagnia è comandante il tenente Domenico Maglione, comandanti di plotone sono il maresciallo maggiore c.s. Giovanni Bianchini, il maresciallo maggiore Giovanni Calderara e il maresciallo ordinario Ambrogio Puricelli.
Ricevuti gli ordini operativi, il Battaglione alle 23,45 muove in direzione della Basilica di S. Paolo.
Alcuni giorni dopo, in un suo articolo, rievocando gli avvenimenti di quella notte, il colonnello dei carabinieri Adolfo Vasco scriverà: “… i giovani imberbi e da poco giunti alle armi, andarono incontro al battesimo del fuoco con anima di provati veterani e si dimostrarono ansiosi di incontrarsi con i teutoni”.
Con questo spirito, gli allievi carabinieri si avviano al combattimento, mentre i lampi delle artiglierie squarciano il buio della notte e lo schianto dei colpi ne rompe il silenzio.

Il cap. Orlando De Tommaso, caduto durante i combattimenti della Magliana (MOVM alla memoria)

Il cap. Orlando De Tommaso, caduto durante i combattimenti della Magliana (MOVM alla memoria)

Alle ore 0,30 del 9 settembre, il battaglione è già attestato sulla destra della Basilica di S. Paolo. Il comando del settore in cui operano i carabinieri è affidato al colonnello Umberto Giordani, comandante del Reggimento Lancieri di Montebello, alle cui dipendenze agisce anche un reparto del l° Reggimento Granatieri, già provato in precedenti combattimenti. Alle ore 2 il ten. col. Arnaldo Frailich riceve l’ordine di trasferire il suo Battaglione in località “Magliana” con il compito di agire in corrispondenza della Via Ostiense per riconquistare il nostro caposaldo numero 5 occupato dal nemico.
Sui fianchi, il Battaglione è protetto: a destra dal corso del Tevere, a sinistra dai Granatieri di Sardegna e dai Lancieri di Montebello.
Inviate in avanscoperta alcune pattuglie per garantirsi da sorprese ed impedire eventuali infiltrazioni avversarie, il Battaglione Allievi inizia l’avvicinamento all’obiettivo. Due pattuglie motorizzate da combattimento tedesche, che tentano di infiltrarsi nella nostra formazione, sono subito neutralizzate. Tutti i componenti vengono catturati.
Poco dopo, da una posizione tedesca avanzata, vengono lanciati alcuni razzi di segnalazione.
Individuato il reparto nemico, due squadre di carabinieri, al comando del sottotenente Zappardino, lo attaccano decisamente con bombe a mano. I tedeschi sono messi in fuga e lasciano sul terreno vari caduti con molte armi e cassette di munizioni. Nessuna perdita da parte dei carabinieri: un’azione breve ma decisa, intensa, risolutiva.
Alle 5, tutto il Battaglione raggiunge le posizioni per l’attacco al caposaldo n. 5: al centro è schierata la 5ª Compagnia, a destra, la 4ª, a sinistra la 6ª.
Il caposaldo tedesco, per contrastare la minaccia, sviluppa subito un intenso fuoco di mortai contro i militari dell’Arma. Ma tempestivamente intervengono le blindo e i mezzi semoventi del Reggimento “Montebello” con una efficace reazione di fuoco.
Alle 5,40 il Battaglione carabinieri inizia l’attacco.

Roma, 9 settembre 1943. Azione del II° Batt. Allievi Carabinieri nel quadro dei combattimenti della Magliana.

Roma, 9 settembre 1943. Azione del II° Batt. Allievi Carabinieri nel quadro dei combattimenti della Magliana.

In posizione avanzata è la 4a Compagnia del capitano De Tommaso. Con rapidi sbalzi il I° e il II° plotone guadagnano 500 metri e si portano a distanza d’assalto dalla posizione tedesca, incuranti del violento fuoco delle armi automatiche nemiche. Sono seguiti subito dopo dal III° plotone.
Il capitano De Tommaso si sposta di continuo, da un plotone all’altro per incitare i suoi uomini alla lotta, tanto che il colonnello Giordani invia sulla linea un ufficiale per ordinargli di non esporsi troppo.
Alle 6 i tedeschi, per arrestare l’avanzata della 4ª Compagnia, lanciano un contrattacco che, dalla riva sinistra del Tevere, tende a colpire il nostro reparto sul fianco e sul tergo. Il ten. col. Frailich, percepito il pericolo, ordina alla 5ª Compagnia di coprire il fianco della 4a. Il movimento, eseguito con estrema rapidità, frustra il tentativo avversario e costringe i tedeschi a ripiegare.
Il combattimento si riaccende violento. Alle 7 l’allievo carabiniere Alfredo Berasini, ferito all’addome da una scheggia di granata, si abbatte al suolo. Trasportato al posto di medicazione sotto il fuoco intenso delle mitragliatrici tedesche, cessa di vivere subito dopo. E’ il primo dei numerosi militari dell’Arma che cadranno nei combattimenti per la difesa di Roma. Intanto, rimangono feriti anche i carabinieri Giuseppe Lentini, Antonio Vizzini, Michele Manco, Domenico Crisi, Mario Spagnolo, Giuseppe Avaltrone, Giuseppe De Carli e l’allievo carabiniere Angelo Alfonsi. Ma l’attacco non si arresta. Si sviluppa intensamente, sostenuto dal fuoco di tutte le armi automatiche. I nazisti, per farle tacere, concentrano contro di esse il tiro dei propri mortai. Tuttavia, i carabinieri perseverano nel loro impetuoso slancio offensivo. Alle 8,30, nonostante l’aumentata intensità del fuoco avversario, i carabinieri si portano ancora avanti.
Temendo per la vita dei suoi uomini, particolarmente esposti al fuoco tedesco, il capitano De Tommaso si prodiga senza soste, curando personalmente la dislocazione delle armi automatiche e la predisposizione della formazione per l’assalto finale. Deciso e solerte, mentre in piedi incita i suoi carabinieri all’ultimo sforzo per l’attacco al caposaldo, una raffica di mitragliatrice lo investe in pieno, colpendolo al viso e al petto.
Nei pochi attimi di vita che gli rimangono può appena gridare agli uomini della sua Compagnia, impegnati nell’azione: “Avanti! … Viva l’Italia!” .
Pochi giorni prima aveva scritto ad un familiare: “Amerei anch’io godere le bellezze della natura in un luogo dove è pace e beatitudine… Ma nel mio cuore non c’è che un sentimento: quello che può avvertire un soldato, pronto a dar tutto per la Patria. Spero e mi auguro che gli eventi migliorino e che si possa uscire al più presto a nuova luce, quella luce che tutti – i veri italiani – bramano di vedere nel cielo d’Italia”.
Attorno al suo corpo inanimato si raccolgono – strisciando carponi sul terreno spazzato dal fuoco avversario – nel tentativo di soccorrerlo, i carabinieri a lui più vicini che lo hanno visto cadere.
“Voglio vendicare il mio capitano!”, grida il carabiniere Antonio Colagrossi e, portatosi fino a pochi metri dal caposaldo tedesco, spara sul nemico tutti i colpi del suo fucile mitragliatore. Subito dopo, nell’atto di lanciare una bomba a mano, viene anch’egli colpito a morte da una raffica.
Il tenente dei carabinieri Elio Di Lorenzo, dopo la morte del capitano De Tommaso, assume il comando della Compagnia e prosegue l’azione contro il nemico.
I paracadutisti tedeschi rispondono con una intensa azione di fuoco, ma i carabinieri incalzano egualmente.
Nella situazione che va mostrandosi sempre più critica, il ten. col. Frailich decide di sferrare un deciso attacco finale con tutte le forze disponibili: il Battaglione muove compatto.
Tutti i militari dell’Arma si battono con ammirevole coraggio. Il brigadiere Antonio Bertino, comandante di una squadra mitraglieri della Compagnia, nel corso dell’azione, porta la sua mitragliatrice in posizione così avanzata da battere sul fianco i tedeschi: facendo fuoco senza tregua costituisce un valido supporto per l’attacco della Compagnia.
In questa fase dei combattimenti cadono i carabinieri Gino Schiavi e Angelo Costabile, che al comando delle rispettive squadre si erano lanciati all’assalto. I feriti sono più di trenta.
Poco dopo le 10, il caposaldo n. 5 è completamente in mani italiane. Ma i carabinieri non sostano. La 4a Compagnia, seguita dalla 5a e dalla 6a, supera la posizione appena conquistata e investe i centri di resistenza retrostanti, mentre appaiono una bandiera bianca e, con le mani alzate, alcune decine di soldati italiani, fatti in precedenza prigionieri dai germanici.

I carabinieri sospendono il fuoco, ritenendo che i tedeschi intendano arrendersi.

Ma è un espediente: i paracadutisti nazisti riprendono subito dopo a sparare colpendo anche alcuni dei prigionieri. Si riaccende violento lo scontro.
Il vicebrigadiere Giuseppe Cerini, che già in precedenti azioni ha fornito prova di generoso coraggio soccorrendo fra l’altro l’allievo Berasini ferito gravemente, porta la sua squadra mitraglieri sul fianco delle postazioni tedesche e con raffiche ben precise neutralizza due centri di fuoco avversari dotati di mitragliatrici. In seguito, mentre si accinge ad introdurre un nuovo caricatore nella propria arma, viene colpito all’emitorace destro e al braccio destro. Perde molto sangue ma, pur di non distogliere altri militari dalla lotta, rifiuta ogni soccorso e da solo raggiunge, allo stremo delle forze, il posto di medicazione.

Durante i combattimenti alla Magliana, il vicebrigadiere Giuseppe Cerini, visto cadere l’allievo carabiniere Alfredo Berasini colpito da granate, lo solleva sulle spalle e, percorrendo un lungo tratto di terreno battuto dal fuoco tedesco, lo trasporta al posto di medicazione (MAVM).

Durante i combattimenti alla Magliana, il vicebrigadiere Giuseppe Cerini, visto cadere l’allievo carabiniere Alfredo Berasini colpito da granate, lo solleva sulle spalle e, percorrendo un lungo tratto di terreno battuto dal fuoco tedesco, lo trasporta al posto di medicazione (MAVM).

Intanto, col supporto dei carri del Reggimento “Montebello”, la 5ª e la 6ª Compagnia, affiancate alla 4a, si lanciano in un ultimo assalto contro le posizioni tedesche, superando i fossi anticarro e le trincee avversarie.
Squadre della 4a e della 6a Compagnia – protette dal fuoco che il tenente Maglione, comandante della 6a Compagnia, indirizza personalmente contro le armi avversarie investono successivamente le residue posizioni nemiche. Numerosi tedeschi sono fatti prigionieri. Molti i soldati italiani liberati.
Alle 19,30, al Battaglione Allievi viene dato il cambio da un contingente di 200 uomini del Gruppo Squadroni Carabinieri “Pastrengo” comandato dal capitano Michele Ippolito. Sulla linea di schieramento si reca anche il ten. colonnello Gaetano Russo, comandante del Gruppo Squadroni e, dopo aver effettuato una rapida ricognizione del terreno, disloca le proprie unità a cavaliere delle rotabili e della ferrovia per Ostia.
Tra il 9 e il 10 settembre il settore viene impegnato, per tutta la notte, in aspri combattimenti. All’ alba i tedeschi, dopo un intenso fuoco di preparazione, muovono in forze all’attacco delle linee italiane. Ma davanti alla reazione violenta dei carabinieri desistono.
Alle 6,40 rinnovano l’attacco, concentrandolo contro le posizioni tenute dai carabinieri. Lo scontro è cruento. Si combatte con accanimento da entrambe le parti. Infine, reparti germanici sono costretti a desistere e a ripiegare.
Diciassette caduti e 48 feriti, tra ufficiali, sottufficiali. appuntati, carabinieri e allievi, di alcuni molto gravi, sono il bilancio dei combattimenti sostenuti dalle unità dell’Arma per la Capitale.
Verranno concesse: la Medaglia d’Oro al Valor Militare (alla memoria) al capitano Orlando De Tommaso; la Medaglia d’Argento al Valor Militare al vicebrigadiere Giuseppe Cerini e al carabiniere Antonio Colagrossi (alla memoria); ad altri valorosi 3 Medaglie di Bronzo al Valor Militare e 25 Croci di Guerra al Valor Militare.

Bibliografia
A. Ferrara (a cura), I Carabinieri nella Resistenza e nella Guerra di Liberazione, Ente Editoriale per l’Arma dei Carabinieri, Roma, 1978
(in consultazione presso la biblioteca di interesse locale “Lorenzo Lodi”)


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