Sacrari degli Invitti e Redipuglia

Alla fine, quando si contano i morti del conflitto (non meno di dieci milioni di militari e altrettanti civili stroncati dalle privazioni), sorgono i cimiteri e i sacrari del ricordo collettivo. In Italia il 24 maggio 1923 viene inaugurato il Cimitero degli Invitti del Colle di Sant’Elia, capace di raccogliere ai piedi del Carso circa trentamila resti (in gran parte ignoti) di soldati della 3′ Armata. L’area del cimitero è costellata da cippi e monumenti funerari allestiti con residui bellici, mentre epigrafi patriottiche illustrano la gloria di armi e corpi militari. Fu quasi del tutto spogliato delle sue funzioni con l’inaugurazione del più celebre Sacrario militare di Redipuglia nel 1938.

Veduta generale del Cimitero degli Invitti di Redipuglia: SFEI, 1923

Veduta generale del Cimitero degli Invitti di Redipuglia: SFEI, 1923

Veduta aerea del cimitero degli Invitti, 1923

Veduta aerea del cimitero degli Invitti, 1923

Con l’avvento del fascismo Mussolini si impossessa della memoria della Grande Guerra inserendola in un disegno imperialista ed egemonico. In tale contesto, nel corso degli anni Trenta il regime pianifica una monumentalizzazione patriottica senza precedenti, non priva di importanti soluzioni architettoniche, capace di sistemare definitivamente i resti dei caduti in una quarantina di imponenti sacrari dislocati sui luoghi del conflitto, tra cui per pregevolezza architettonica e impatto sul territorio spicca il sacrario di Redipuglia, monumento di guerra oggi convertito alla pace e legittimamente consacrato alla memoria dei caduti di tutte le guerre, senza distinzione di bandiera né divisa.

Il sacrario di Redipuglia in costruzione, 1938

Il sacrario di Redipuglia in costruzione, 1938