GROSSO CAMPANA Alessandro

GROSSO ALESSANDRO049di Gaetano e di Carlotta Casalini, nacque a Torino il 30 marzo 1825 e morì in combattimento a Mola di Gaeta il 4 novembre 1860.
Uscì dall’Accademia Militare di Torino nel 1847 col grado di sottotenente di fanteria e passato nel marzo dell’anno successivo nel Corpo dei bersaglieri vi percorse, di grado in grado, una brillante carriera.
Con reparti bersaglieri partecipò alla prima guerra d’indipendenza del 1848 e le relazioni sui fatti d’armi di quella campagna ne elogiano la di lui azione di valoroso.
Nell’aprile 1849 si comportò lodevolmente e con energia per ristabilire l’ordine in Genova e fu decorato di una medaglia d’argento al valor militare.
Partecipò con il Corpo di spedizione in Oriente alle operazioni militari in Crimea dal 1855 al 1856.
Nella seconda guerra di indipendenza, con il grado di capitano, ebbe il comando d’una compagnia del 9° battaglione e per l’intelligenza e la singolare bravura con cui condusse la propria compagnia nei fatti d’arme di Confienza e di Magenta il 31 maggio e il 4 giugno 1859 fu decorato di una medaglia d’argento al valor militare.
Nella stessa campagna di guerra si meritò anche la croce di cavaliere dell’Ordine Militare di Savoia con la brillante motivazione:Per avere più volte alla testa della propria compagnia caricato alla baionetta in modo lodevolissimo il nemico riuscendo a fugarlo nella giornata di San Martino, il 24 giugno 1859, sia dal ponte sul Rendone, sia dalle alture del Rendone presso Pozzolengo.
L’anno seguente col 14° battaglione che faceva parte del Corpo di spedizione nell’Italia centrale, per l’annessione delle Marche e dell’Umbria, si meritò per la bravura dimostrata nelle operazioni che condussero alla resa di Ancona la promozione a maggiore per merito di guerra; promozione della quale, purtroppo, fatalmente, non poté godere, perché proprio la vigilia del giorno in cui gli doveva essere partecipata, cadde sul campo della gloria.
Infatti, il 4 novembre 1860, nell’azione di vigorosa offensiva contro le numerosissime e munite difese avversarie della piazzaforte di Gaeta, alla testa della già sua compagnia, che aveva voluto per l’ultima volta condurre al fuoco, cadde colpito a morte. La medaglia d’oro concessagli alla memoria, con regio decreto 6 giugno 1861, consacra nella motivazione il valore di così magnifico ed indomito soldato: Per sommo valore dimostrato alla presa di Mola di Gaeta dirigendo una frazione della propria compagnia all’attacco dell’artiglieria nemica che tirava a mitraglia. Trafitto nel petto istantaneamente moriva.


G. Carolei, G. Greganti, Le Medaglie d’oro al Valore Militare dal 1848 al 1870,  (a cura di), in Gruppo Medaglie d’Oro al Valore Militare d’Italia,  [Grafischena], Roma 1950, p.138.

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