PRESTISIMONE Pasquale

n. 1894 Cefalù (Palermo). Tenente Colonnello s.p.e. (servizio permanente effettivo), 132° reggimento fanteria carrista, Divisione Ariete.

Arruolatosi volontario a soli 18 anni come allievo ufficiale nell’81° fanteria, venne nominato sottotenente nel febbraio 1914. Congedato dal 7° fanteria dove prestò servizio di prima nomina, venne richiamato per mobilitazione nell’aprile 1915 e dal maggio successivo partecipò alla prima guerra mondiale, prima col 6° fanteria e poi, passato effettivo e promosso tenente, col 5° reggimento della Brigata Aosta. Promosso capitano nel 1918, al comando della 3^ compagnia si distinse a Col della Berretta e a Monte Valderoa, dove rimase ferito gravemente. Trasferito in Tripolitania nel 1921, rimpatriò nel 1923 e dopo aver prestato servizio presso il Distretto Militare di Monza, passò all’8° fanteria, al 222° e infine al 24° reggimento dove fu promosso maggiore nel 1937. Tenente colonnello nel febbraio 1941, fu trasferito a domanda nella specialità carristi ed assegnato al 132° fanteria carristi della Divisione Ariete allora in A.S. (Africa Settentrionale). Raggiunto il reggimento in volo il 16 gennaio 1942, assumeva il comando del IX battaglione carri M.13/40 e, dopo i combattimenti di Scleidina, fu il primo a rientrare in Bengasi. Ferito ancora gravemente nell’ultima fase dell’attacco a Bir Acheim, il suo comportamento fu ammirato dallo stesso avversario. Rimpatriò nel maggio 1945 e l’anno dopo fu collocato nella riserva e nominato generale di brigata. Eletto consigliere comunale, fu assessore nell’amministrazione di Cefalù e senatore nella 2^ legislatura della Repubblica. Decedeva a Cefalù il 28 maggio 1958.

Altre decorazioni: M.A. (Medaglia Argento) (Monte Valderoa, ottobre 1918); Cr.g. al V.M. (Croce di guerra al Valore Militare) (El Mechili – Segnali Nord, A.S., febbraio 1942).

Comandante di battaglione carri M 13/40, vinta l’accanita resistenza di due reggimenti organizzati saldamente a difesa, con slancio e coraggio mirabili proseguiva l’attacco e, sotto intenso fuoco, superando vasti campi minati, alla testa dei suoi carri riusciva a penetrare in altro munito caposaldo tenacemente difeso da una divisione. Si lanciava quindi, benché già più volte ferito, contro l’artiglieria avversaria fino alle minime distanze e malgrado che il suo carro fosse stato seriamente danneggiato. Per non sacrificare l’equipaggio lo faceva discendere dal carro stesso ed ancora non domo, da solo, continuava l’impari lotta finché, ferito per la nona volta, cadeva nel suo carro frantumato. Eroico comandante che ha saputo vincere e sacrificarsi per tenere alto l’onore delle armi italiane. Rughet el Atasco (Bir Hacheim), 27 maggio 1942.


Gruppo Medaglie d’Oro al Valore Militare, Le Medaglie d’oro al Valore Militare, volume secondo (1942-1959), [Tipografia Regionale], Roma, 1965, p. 20.

 

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