EBAT Costanzo

n. Livorno 4 maggio 1911, m. Roma 3 giugno 1944. Maggiore in servizio permanente effettivo di artiglieria, in servizio si Stato Maggiore, partigiano combattente.

Diplomatosi presso l’Istituto nautico di Livorno, entrò all’Accademia Militare di Torino nel 1929 e due anni dopo venne nominato sottotenente d’artiglieria in servizio permanente effettivo. Frequentato il corso d’applicazione e promosso tenente nel 1933, fu destinato al gruppo artiglieri di C.A. del reggimento misto d’artiglieria della Sardegna. Nel maggio 1935, partiva per l’Eritrea e con la Divisione Sabauda partecipò alla campagna etiopica quale addetto all’ufficio informazioni della Divisione. Rimpatriato nel 1938 e trasferito al 23° artiglieria divisionale, passò al 34°, con la promozione a capitano, nel gennaio 1940. Dal dicembre dello stesso anno, all’aprile 1942 fu allievo del 70° corso della Scuola di guerra. Ultimato il corso fu inviato in Albania dove prestò servizio si Stato Maggiore prima presso quella Intendenza e in seguito, dal febbraio 1943, al Comando Superiore delle FF.AA. d’Albania col grado di maggiore. Alla data dell’armistizio trovavasi occasionalmente a Roma per motivi di servizio.
Tenente Colonnello d’Artiglieria in Servizio permanente effettivo, nacque a Livorno da Giovanni e da Carlotta Lazzerini. Sposato con Maria ebbe un figlio di nome Mario. Combatté con il grado di capitano nella Guerra d’Etiopia e nella Seconda guerra mondiale come maggiore presso il Comando generale delle forze armate in Albania, guadagnandosi la Medaglia d’argento al valor militare.
In servizio allo Stato Maggiore si trovò a Roma al momento dell’armistizio dell’8 settembre 1943. Si aggregò al Fronte Militare Clandestino guidato da Giuseppe Cordero Lanza di Montezemolo facendo parte della Banda “Napoli” col nome di battaglia di “Costanzo”, partecipando alla lotta di resistenza a Roma e nel Lazio con compiti di rilevamento delle postazioni difensive tedesche specialmente nella zona di Civitavecchia. Passò poi con il colonnello Salvati nella Banda “Billi”, una formazione del gruppo condotto da Lazzarino Dessy che, con la sua scomparsa, passò al comando di Ebat.
Venne catturato a Roma dai fascisti, a seguito di una delazione, tra il 28 e il 30 marzo 1944. Arrestato e tradotto nel carcere di Via Tasso, venne più volte torturato e trasferito nel carcere di Regina Coeli. Processato il 9 maggio 1944 dal Tribunale di guerra tedesco, condannato a morte, venne fucilato sugli spalti di Forte Bravetta da un plotone della Polizia dell’Africa Italiana all’alba del ritirata tedesca da Roma.
Insieme a lui furono fucilati il carabiniere Fortunato Caccamo il tenente pilota Mario De Martis, le guardie di pubblica sicurezza Giovanni Lupis ed Emilio Scaglia, il sergente Guido Orlanducci. Gli fu conferita la Medaglia d’oro al valor militare alla memoria.

Altre decorazioni: Croce di guerra al Valor Militare sul campo (Africa Orientale, ottobre1935 – luglio 1936).

Dopo l’armistizio, con fedeltà e con decisione, prodigava ogni sua attività nella lotta di liberazione entrando a far parte del fronte militare della resistenza sorto nella Capitale e rendendo servizi altamente e vivamente apprezzati nei campi organizzativo, informativo e della propaganda. Operando in condizioni di ambiente particolarmente difficili e pericolosi, riusciva a raccogliere importanti notizie sulla situazione dei tedeschi al fronte di Anzio e nella regione della Tolfa. Cadeva, poi, per delazione, in mano delle SS. germaniche insieme ad un gruppo di suoi dipendenti. Per trentacinque giorni, ripetutamente interrogato e barbaramente seviziato, manteneva fiero ed esemplare contegno, nulla rivelando sull’organizzazione di resistenza, che gli era ben nota, e rivendicando generosamente su di sé ogni responsabilità nel tentativo di salvare i dipendenti. Condannato e tratto a morte con altri cinque compagni, era a tutti di esempio per serenità e per fede e, nelle lettere scritte dal carcere, lasciava memorabili testimonianze del modo con il quale i più nobili sentimenti, di Religione, di Patria, di Famiglia, debbono albergare nell’animo di un prode soldato.— Roma, 3 giugno 1944.


Gruppo Medaglie d’Oro al Valore Militare, Le Medaglie d’oro al Valore Militare, volume secondo (1942-1959), [Tipografia Regionale], Roma, 1965, p. 460.

 

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