BUCCHI Novenio

BUCCHI NOVENIO056di Angelantonio e di Luigia Morelli, nacque a Cascia di Perugia il 29 novembre 1895 e morì in Roma il 5 luglio 1964.
Emigrato giovanetto nel Cile, dove si era creata col lavoro una agiata posizione, alla dichiarazione di guerra all’Austria, il 24 maggio 1915, chiese al Consolato italiano di arruolarsi volontario. Rimpatriato e destinato al 1° reggimento artiglieria da montagna, dopo un breve periodo di istruzione, col grado di caporale puntatore scelto nella 63^  batteria someggiata, raggiunse ai primi di settembre la zona di operazioni sul Carso e combattendo a quota 208 sud del Veliki Hribak, rimase ferito gravemente. Dopo il ricovero ospedaliero, rinunciando alla licenza di convalescenza, rientrò in batteria, divenuta la 163^ da montagna e col grado di caporal maggiore combatté sempre valorosamente sul San Marco e a Pieve di Monte Aperta, durante il ripiegamento al Piave nell’ottobre 1917. Sergente dal giugno 1918, nella battaglia del Piave, schierato sul Grappa, dette prove di ardimento. A Croce dei Lebi, il l° luglio 1918, ferito gravemente con la perdita totale della vista seppe fare della sua mutilazione una fiaccola di italianità e gli venne concessa, con r. d. 28 marzo 1926, la medaglia d’oro al v. m. con la seguente motivazione:

Accorso dalla lontana America per offrire la sua ardente giovinezza alla Patria, prese parte alla guerra sempre in prima linea dando continue prove di valore, di disciplina esemplare e di altissimo spirito di sacrificio. Puntatore di un pezzo che in circostanze particolarmente difficili, sotto violento tiro nemico, era riuscito a piazzarsi sulle linee di fanteria, con mirabile fermezza e valore non esitava per due volte, in cui granate mal calibrate incepparono la bocca da fuoco, ad uscire dal riparo degli scudi per infilare lo scovolo nella volata e tentare lo sgombero della culatta con ripetuti colpi sul proietto innescato. Nell’eseguire per la seconda volta la detta operazione, rimaneva ferito da pallottola al petto. Non ancora perfettamente guarito rinunciò alla licenza di convalescenza per rientrare alla sua batteria, ove rinnovò, in ripetute azioni, atti di valore e coraggio non comune. Durante la ritirata dall’Isonzo al Tagliamento volontariamente si offerse per prendere collegamento con la colonna autocarreggiata di munizioni rimasta in territorio già occupato dal nemico, riuscendo con somma audacia, coadiuvato da altro sottufficiale, ad incendiare gli autocarri. Più tardi lavorando in una galleria ricovero, causa lo scoppio accidentale di una mina, riportava ferite multiple e la perdita della vista. Chiudeva così dolorosamente il ciclo dei suoi atti di valore e di devozione al dovere, che quasi come un rito offriva giornalmente alla Patria. Carso (quota 208 sud), 7 settembre 1916; zona di Gorizia, novembre 1916; Pieve di Monte Aperta, 28 ottobre 1917; Monte Grappa, l° luglio 1918.

 Promosso sottotenente di complemento di artiglieria nel ruolo speciale nel novembre 1932, fu da capitano, nel febbraio 1938, richiamato in temporaneo servizio ed ebbe la promozione a colonnello nel R.O. nel 1958.


G. Carolei, G. Greganti, G. Modica, Le Medaglie d’oro al Valore Militare  1918,  (a cura di), in Gruppo Medaglie d’Oro al Valore Militare d’Italia, [Tipografia Regionale], Roma 1968,    p. 130.

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