PAULUCCI di CALBOLI FULCIERI

FULCIERI PAULUCCI di CALBOLI001di Ranieri e di Virginia Lazzari, nacque a Napoli il 26 febbraio 1893 e morì a Saanen in Svizzera il 28 febbraio 1919.
Di illustre famiglia romagnola, dotato di vivido ingegno, educato ai più alti sentimenti patriottici e già destinato alla carriera diplomatica, si laureò in giurisprudenza nel 1914 nell’Università di Genova. Arruolatosi volontario allievo ufficiale, nell’aprile 1915 fu nominato sottotenente di complemento nel Savoia Cavalleria (3°). Il 24 maggio, ufficiale esploratore di un gruppo di artiglieria raggiunse la zona di operazioni verso Monfalcone. Assegnato alla brigata  Padova, il 26 ottobre fu ferito al ginocchio destro durante una ricognizione e dopo molte cure, non ancora guarito volle ritornare al fronte. Il 28 giugno 1916, su M. Zovetto, fu nuovamente ferito al ginocchio. La ferita trascurata gli procurò la rigidità della gamba, e fu dichiarato inabile. Tuttavia poté ottenere per l’intervento del Duca d’Aosta, comandante della 3^ Armata, di essere assegnato al gruppo osservatori di artiglieria dell’Armata. Nel nuovo arduo servizio fu instancabile ed ardito. Trasferito nel ruolo degli ufficiali in servizio effettivo venne promosso tenente nel novembre 1916. Il 18 gennaio 1917, portatosi in prima linea, dopo che il tiro nemico aveva distrutto l’osservatorio di Dosso Faiti, il più importante ed avanzato del settore, fu mirabile esempio di calma e di coraggio. All’imbrunire, pronunciatosi l’attacco avversario, mentre solo e volontariamente si recava al Comando per ottenere l’invio di rincalzi, cadde colpito alla spina dorsale da pallottola di shrapnel.
Raccolto dopo alcune ore e trasportato in ospedale, non emise un lamento, né ebbe un rimpianto per la sopraggiunta paralisi agli arti inferiori.
Con moto proprio sovrano del 14 febbraio 1917, gli fu conferita la medaglia d’oro al v. m. con la seguente motivazione:

Ferito già due volte ed inabile alle fatiche di guerra, volle tuttavia essere sempre comandato ai più avanzati osservatori, ove compì opera utile non solo come artigliere ma anche come soldato, tutti incoraggiando ed in tutto portando il suo valido aiuto. Durante un turno di riposo, recatosi volontariamente ad un osservatorio di prima linea mentre si svolgeva un attacco nemico, dopo che l’ osservatorio fu colpito in pieno, raggiunse la trincea per aiutare a mantenere la linea. Ferito gravemente mentre andava per guidare i rincalzi, ebbe ancora ad esprimere parole di incitamento alla lotta, chiamandosi felice di cadere per il proprio paese. – Dosso Faiti, 18 gennaio 1917.

Dopo Caporetto, per essere ancora utile alla Patria e superando le torture del male, adagiato in una carrozzetta meccanica, portò nelle città, nelle officine e nei campi la sua voce di combattente, esplicando una mirabile ed inesausta opera di fede nella Vittoria.


G. Carolei, G. Greganti, G. Modica, Le Medaglie d’oro al Valore Militare  1917,  (a cura di), in Gruppo Medaglie d’Oro al Valore Militare d’Italia, [Tipografia Regionale], Roma 1968,    p. 20.

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